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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 544

Per le concessioni demaniali della portualità turistica ripariamo agli errori del 2007

VA RIPRISTINATA LA PRECEDENTE NORMATIVA FISCALE

Si parla di Finanziaria 2008, si litiga sulla Finanziaria 2008, ma non abbiamo ancora sentito nessuno che sia intenzionato a modificare con essa la normativa sulle concessioni demaniali introdotta con la legge finanziaria dello scorso anno. Eppure c'è un dicastero che dovrebbe difendere, in quanto di sua competenza, lo sviluppo del settore, ma al prof. Alessandro Bianchi, Ministro dei trasporti e delle infrastrutture, finora, non abbiamo sentito dire nulla in proposito. Solo elogi in ogni occasione ufficiale, ma zero provvedimenti.

Non riesce a vedere la luce neanche quel guazzabuglio del Regolamento d'attuazione del Codice della Nautica, col quale è stata stoppata qualsiasi innovazione della famosa legge 272/2003, voluta dal Parlamento, pericolosa per gli interessi vigenti, favolosa per gli enti di certificazione. Se ne son perse le tracce. Ma non basta. È una fatica scoraggiante cercar di usufruire del Registro internazionale per le navi da diporto impiegate nel charter, meglio battere bandiera inglese, olandese o qualsiasi altra tranne l'italiana. Tutta la battaglia condotta da Paolo Vitelli gettata alle ortiche. Eppure la Direzione Generale che si occupa della portualità, anche turistica, ha fatto presente il pericolo di stasi che corre la nautica da diporto per mancanza di porti. Oggi non si vendono più barche se non si assicura anche la certezza dell'ormeggio per almeno un paio d'anni.

Si volevano far rendere maggiormente dal punto di vista fiscale le concessioni delle spiagge, ma alla fine, grazie alla sotterranea azione della potente lobby che puntualmente difende i balneari, l'unica a uscirne con le ossa rotte, con immenso danno, è stata la nautica. Con l'aumento dei canoni - che possono arrivare fino a dieci volte quelli pagati nel 2006 - con la contemporanea riduzione a 20 anni del periodo massimo di concessione per la costruzione di nuovi porti turistici, solo un pazzo investirebbe in posti barca. A meno che non ci siano dietro altri, più importanti interessi immobiliari.

E infatti, a quel che ci risulta, è tutto fermo, anche opere in dirittura d'arrivo.

È vergognoso. Non ci si può riempire la bocca con i successi globali del settore, per un contributo al PIL che scaturisce solo dagli investimenti di privati - finalmente testimoniati da puntuali periodici studi del Censis - e poi ignorarli sul punto più critico, quello della necessità di nuove infrastrutture. Che fanno i vari assessori regionali che vanno in tutte le fiere nautiche e di turismo in Italia e all'estero, con tanti plastici, a promuovere progetti che poi sono puntualmente disattesi slittando nel tempo? Andando controcorrente, temono per la candidatura alle prossime elezioni? Oppure è solo un modo per spendere piacevolmente il denaro pubblico, per vendere fumo?

A che serve lavorare con la mano destra alla costituzione di distretti industriali per la nautica, dove tutti chiedono con urgenza posti barca e infrastrutture di collegamento, se poi la mano sinistra rovina ogni bel programma dalla base?

Anche il Presidente del Consiglio Prodi conosce il valore economico della nautica, pure i DS che governano gran parte delle località portuali, Rutelli è favorevole, Pecoraro Scanio con precise regole doveva rendere accessibili i parchi e le aree marine protette alle barche da diporto, ma non vediamo lo straccio di un provvedimento immediato e concreto. In questo centrosinistra la nautica, nonostante gli incontrovertibili successi raggiunti, non è popolare, sconta un peccato originale.

Ministro, un pò di coraggio, l'iniziativa deve partire da lei.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl