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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 546

Dall'Italia all'estremo oriente

"NAUTICA" PARLA ANCHE CINESE

Nonostante paure e momenti di riflessione sull'acquisto da parte degli armatori vecchi e nuovi, nonostante il vento demagogico che sta portando attacchi striscianti contro il settore (come si può leggere anche nel Nautimondo di questo stesso numero), nonostante ogni tanto qualche sciocco avanzi l'idea della patente nautica a punti o addirittura per tutti, che in questo difficile momento economico distruggerebbe quel che ancora resta della nautica minore (nella rubrica Mare Nostrum se ne spiega l'assurdità), nonostante non si metta riparo ai danni causati alla portualità turistica dalla legge Finanziaria 2007, nonostante tutto la nautica non solo italiana continua a mostrare la sua vitalità, con tante novità presentate al Festival della Plaisance a Cannes e al Monaco Boat Show, a settembre, e ora al 47° Salone Nautico Internazionale di Genova.

E lo fa specialmente nel settore delle barche mediograndi e grandi o grandissime per i cui acquirenti non esistono crisi economiche e politiche. I cantieri che le costruiscono hanno lavoro assicurato fino al 2009 e oltre e costituiscono l'asse portante del mercato nautico. La forbice tra chi può e non può permettersele purtroppo si divarica sempre di più, ma il contributo del settore al prodotto lordo interno italiano è in ulteriore crescita. La barca, di qualsiasi dimensione, manda il sangue agli occhi a qualcuno che subito grida all'evasore. "Se cercate gli evasori - è stato scritto e detto più volte l'hanno scorso, in occasione del Nautico, quando la scia emozionale dell'attacco ai proprietari di barche è stata più forte - andate a Genova"! E sicuramente l'attacco si ripeterà quest'anno. Ma la demagogia si basa sull'ignoranza, perché una cosa è certa: sicuramente non vanno in barca in Italia, dove il controllo sul settore della Guardia di Finanza è serrato, maggiormente a terra che in acqua.

Non crediamo alla stupidità dei politici, perché in troppe cose si dimostrano sveglissimi, supponiamo invece che ci sia molta malafede, perché dalle molte inchieste giudiziarie in corso è chiaro che ci sono ben altri settori da colpire, altro che la nautica, un campo dove il valore aggiunto dalla mano dell'uomo è sempre altissimo e nessuno ricarica i suoi debiti sulla comunità nazionale e internazionale.

Frattanto, questo sì che è un danno, non si costruiscono più porti turistici, a meno che non siano il seafront di importanti investimenti immobiliari. Secondo le statistiche di Italia Navigando, che sembra essere in rilancio, i posti barca sono circa diciassettemila, mentre da anni se ne chiedono almeno 100.000 per poter soddisfare anche le richieste che vengono da paesi comunitari ed extracomunitari.

Ma è un discorso lungo, che abbiamo fatto più volte e riguarda la qualità del turismo nautico, campo in cui Francia e Spagna, tanto per fare due esempi, sono molto più avanti di noi.

Quello dei posti barca è il problema più grave da risolvere e l'immobilismo attuale verso tale investimento, che oltre tutto trova disponibili capitali privati senza bisogno di quelli pubblici, è altamente colpevole, perché dietro c'è la volontà di molti enti locali a costruirli con denaro pubblico per farne centri di potere.

Ma una buona notizia al settore la diamo noi. Si parla tanto di Cina e "Nautica" ha dato vita, insieme a un editore locale, a un'edizione bimestrale in lingua cinese e inglese, che si aggiunge alle edizioni in lingua greca e croata e a quella inglese di "Superyacht", ampliando ulteriormente il suo compito di media specializzato.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl