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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 547

CONSIDERAZIONI SUL "NAUTICO" DI GENOVA E LA NAUTICA IN ITALIA

Speriamo in tempi migliori

Tanta la gente che ha visitato anche quest'anno il Nautico di Genova, divenuto grandioso con le darsene a mare che nell'occasione ospitavano in acqua 530 barche, cento in più rispetto al 2006, senza parlare di quelle esposte a terra e nei padiglioni al coperto, che facevano salire il totale a 2.300, e del contorno di motori, accessori, shopping ecc. Una mostra sempre più spettacolare, dunque, che testimonia al meglio l'importanza ogni anno crescente della nautica da diporto nel nostro paese. È una realtà inconfutabile, che trova il suo riscontro nel contributo economico e di posti di lavoro che essa apporta in tutte le località delle nostre coste e delle acque interne, che però da qualche mese, dopo un iniziale entusiasmo, non trova più la necessaria attenzione dalla coalizione politica governante. E non sorprenda che nella sinistra trovi favorevoli i DS: è una causa sposata già dai comunisti della Prima Repubblica, che nei Comuni da essi governati davano sempre spazio ai cantieri e alle barche, vedi Viareggio, Fiumicino ecc. Ora dovremo vedere quale sarà l'atteggiamento col nuovo partito democratico di Veltroni e quale sostegno potrà avere dai democristiani che fanno parte della maggioranza, sempre che il Presidente del Consiglio Prodi riesca a traghettare la sua coalizione al dopo legge Finanziaria 2008. Per il momento, giustamente il presidente di Ucina, Anton Albertoni, ha protestato con il ministro Bersani, inaugurante, perché il Governo ha disatteso il "patto" siglato lo scorso anno per rimuovere gli ostacoli che frenano lo sviluppo della nautica, come il ritardo nell'applicazione o modifica di norme già in vigore: Codice della Navigazione da diporto, Registro internazionale per le navi da diporto adibite esclusivamente al charter, riduzione dei canoni demaniali per la portualità turistica, nuovi regolamenti per parchi marini e aree protette per consentirne, con le necessarie regole, la frequentazione alle barche, leggi regionali anticostituzionali che taglieggiano il turismo nautico ecc. Bravo Albertoni, che rappresenta e difende con fermezza tutta la nautica.

Ci sorprende, invece, l'altolà ambientale di Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria, che proprio recentemente ha fatto stanziare fondi per la nautica sociale, ed è autore, com'è noto, della famosa 509, la normativa innovativa nella "Conferenza dei servizi" che ha sbloccato la costruzione dei porti turistici in Italia. Egli sa bene che la portualità italiana è sempre più carente man mano che si scende verso il Sud, che le aree portuali commerciali esistenti sono in mano a società ed agenti marittimi che non lasceranno mai gli spazi occupati nel tempo se non costretti con la forza, che le amministrazioni civiche consentono il via solo alle grandi strutture, con un indubbio interesse per gli investimenti che vi sono dietro, e amministrano gli specchi acquei pubblici esistenti con rinnovi annuali che non impegnano il futuro, lasciando i concessionari senza certezze. Gli ultimi otto porti creati in Liguria - sicuramente uno dopo una pratica amministrativa durata oltre 25 anni, quello di Varazze - in relazione alle richieste e liste d'attesa di posti barca, non soddisfano certo le esigenze di portualità della Regione. E non crediamo che Burlando possa gioire nel sapere che "dopo di lui il deserto". Quasi ogni regione, infatti, quando ha avuto la competenza esclusiva sulle concessioni demaniali ha reiniziato daccapo tutte le pratiche di portualità turistica. Risultato? Si è bloccata la costruzione di nuovi porti turistici. Altro che saturazione.

Dobbiamo anche rispondere all'accusa di Burlando che il settore ha ucciso la nautica sociale. Può aver contribuito, per la stessa ragione per cui la famosa 500 Fiat è oggi un'utilitaria media. Fare il piccolo costa quanto il medio o grande e allora la barchetta non conviene. Non c'è, tuttavia, proprio richiesta da parte del mercato e la colpa è proprio delle amministrazioni locali: non hanno consentito la nascita di scivoli, porti a secco, campi boa, insomma una portualità alternativa che può crearsi soltanto nell'ambito di un progetto quadro provinciale e regionale, con strade di collegamento, spazi di sosta per auto e carrelli, servizi almeno essenziali. E nessuno sembra tener conto che tali semplici strutture, affidate alle cooperative di giovani, potrebbero contribuire a risolvere, per lo meno stagionalmente, i problemi occupazionali. La Liguria dia l'esempio, con un progetto regionale di portualità alternativa.

Tornando al Salone - un nostro commento alla mostra apre le pagine del resoconto - ancora non è possibile verificarne l'efficacia di quest'anno sul piano commerciale. Al Festival de la Plaisance di Cannes molti hanno visto, pochi hanno comprato. Lo stesso è accaduto a Genova, ma molti sono i contatti e gli appuntamenti per visite nei cantieri. C'è però un problema che rischia di trascinare le cose per le lunghe: quello del tanto usato proposto sul mercato. Molti prezzi del nuovo sono da capogiro. Sembra si sia dimenticata la difficoltà economica del momento, italiana, europea, statunitense. Ma anche l'usato ha prezzi altissimi per l'eccessiva valutazione dell'unità sia da parte dell'armatore che vuol vendere direttamente o attraverso un broker sia dei cantieri quando effettuano una permuta. Altro fenomeno, la continua svalutazione del dollaro spinge le importazioni dagli States, ma non consente la capitalizzazione sull'usato perché il prezzo della barca nuova oggi è più basso rispetto al nuovo di due o tre anni fa, anche qui con notevole svalutazione per il valore dell'unità usata. Aiuterà ancora il mercato la possibilità del leasing? Non sono state certo incentivanti alcune voci, poi smentite, di guerra alle facilitazioni finanziarie per l'acquisto di barche. Speriamo in tempi migliori.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl