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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 597

Il 18 febbraio gli stati generali della nautica
al Big Blu di Roma per protestare contro le nuove tasse che uccidono il settore

SI CHIAMA TEMPO LIBERO
NON TEMPO DI CONTROLLI

La tempesta del decreto Salva-Italia, pur attenuata negli effetti sulle barche dalle modifiche in commissione Bilancio, rischia di dare il colpo di grazia alla nautica, scelta - con una demagogia che non ci saremmo aspettati da un governo tecnico - come capro espiatorio sull'altare dei sindacati e dell'estrema sinistra per compensare tagli e contributi sociali sulle pensioni.

Per questo abbiamo deciso di dar voce a Roma in occasione della giornata inaugurale del Big Blu, il 18 febbraio p.v. alla drammatica richiesta di sopravvivenza di un settore che senza clienti e senza credito alle aziende rischia la bancarotta.

Un assurdo "dagli all'untore" che è espressione dell'incapacità o della non volontà degli addetti di stanare gli evasori fiscali attraverso i canali d'accertamento consentiti dal progresso tecnologico informatico, ha individuato nei proprietari delle imbarcazioni e navi da diporto la figura emblematica dell'evasore... e giù controlli a tappeto su armatori che da sempre sono sotto controllo e quindi escono in mare solo se perfettamente in regola rispetto a ogni normativa di sicurezza e fiscale.

Che le tasse debbano pagarle tutti è sacrosanto e i controlli sono necessari, ma vanno gestiti con buonsenso, senza inficiare la sopravvivenza di un settore produttivo di interesse nazionale come quello dell'auto e della moda. Se a questo si aggiunge la crisi gravissima del mercato nazionale ed europeo, che spinge i più importanti costruttori a delocalizzare gli impianti in Brasile e in Cina, che ne sarà a breve dei lavoratori - circa 150.000 tra diretto e indotto - che finora hanno vissuto di nautica?

I troppi controlli fiscali che durano ormai ininterrottamente da 5 anni e ancora sono in atto nelle nostre darsene, stanno stimolando l'abbandono della nautica da parte dell'utenza?

Addirittura si arriva con molta disinvoltura a prendere decisioni contrarie alle vigenti normative europee. In questo caso per populismo, altre volte per interesse politico di parte se non per soddisfare il clientelismo.

Ci preoccupa l'assolutismo che prima piano e ora rapidamente, sta sempre più caratterizzando l'azione dei nostri governi. E' giusto che essi portino avanti i loro programmi, i vantaggi promessi agli elettori, ma non per questo possono calpestare principi basilari nel rapporto diritti-doveri tra Stato e cittadini sanciti nei codici e nella Costituzione.

Non si possono applicare tasse illegittime e magari retroattive, intervenendo quando possibile sul potere giudiziario per ottenere, come ente pubblico, ragione nei ricorsi. Non si possono cambiare unilateralmente i termini di concessioni già sottoscritte. Non si possono dare ad alcuni organi, specie quelli fiscali, poteri illimitati che ledono la privacy dei cittadini... E' vero che il segreto bancario consente specie alla criminalità organizzata ricicli o traffici illeciti, ma tali poteri di controllo una volta concessi è molto difficile, se non impossibile, revocarli. Possono essere anche mal utilizzati, ciò dipende dalla coscienza dei singoli, ma quando questo succede è in pericolo quella democrazia conquistata a suo tempo con molte lotte e lutti.

Che poi la lotta all'evasione fiscale si sia concentrata sulle barche - non tanto sulla proprietà quanto sull'uso e sugli ospiti a bordo - non ci riesce di capirlo. Chi si avvicina a una barca, viene subito fermato e interrogato, si chiede l'identità degli ospiti e tutte le motivazioni della presenza a bordo. Sembra che tali informazioni siano più preziose della stessa proprietà dell'unità.

Si indaga, ed è giusto, sulla posizione assicurativa e previdenziale di skipper ed equipaggi, ma gli ospiti restano sorpresi e spesso infastiditi anche per ragioni ben diverse da quelle fiscali. Sono tanti tasselli che messi insieme fanno un mosaico e in un regime di polizia tutto è utile, ma ciò ha allontanato dalla nautica tutti quelli che non sono veri appassionati. Ci vorrebbe qualcuno che dicesse: "fermatevi!".

E' vero che chi ha la coscienza a posto non ha nulla da temere, ma quando si esagera, quando si è indicati come evasore, come malvivente solo perché si ha una barca allora la gente si rivolge ad altre attività di tempo libero più serene e magari meno onerose.

La protesta della nautica deve anche essere l'occasione di una ripartenza, di un new deal che rivalutando la funzione sociale e culturale dell'andare in barca, veda proprio nel rilancio della piccola nautica, quella a dimensione umana, la via per una ripresa per un settore che l'imprenditoria privata ha portato a valori d'eccellenza globale, da tutti invidiatici e ora a rischio.

E' pazzesco che dopo anni di lavoro per convincere le grandi navi da diporto estere a stabilire la loro base in Italia - è stata varata addirittura una legge - perché lasciano dietro di sé una scia di denaro, ora le si scaccino con una pesante tassa di stazionamento.

Che Dio ci salvi.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl