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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 599

Folla di adesioni all'assemblea generale della nautica al Big Blu

ANCHE LA NAUTICA RIVENDICA IL SUO DIRITTO ALL'EQUITA'

Nel momento in cui si decidono le sue sorti per l'immediato futuro, il settore nautico, dall'utenza all'imprenditoria, ha fatto sentire la sua voce univoca, che non contesta i provvedimenti presi dal Governo Monti per far riacquistare credibilità all'Italia, ma chiede che il contributo da dare alla causa comune sia equo invece che demagogico e punitivo. Ciò è scaturito chiaramente dall'Assemblea Generale del settore, tenutasi il 18 febbraio scorso al Big Blu, il salone nautico della Capitale, unica iniziativa - promossa da "Nautica", da Rai sociale e dall'associazionismo nautico sportivo e culturale - che ha dato finalmente la parola anche all'utenza, in sinergia, nell'interesse comune, con Ucina e altre rappresentanze di operatori.

L'Assemblea ha coinciso con l'esame, da parte del Governo Monti, degli emendamenti presentati al Senato, in Commissione Finanze, da diverse forze politiche e dall'Associazione Parlamentari Amici del mare e della nautica, per evitare i disastrosi effetti del Decreto Salva Italia sui 150.000 posti di lavoro del settore, tra diretti e indotti, in gran parte a rischio e per ridare ai diportisti la voglia di andar per mare. Dell'Assemblea riferiremo dettagliatamente sul prossimo numero di "Nautica", con le proposte avanzate da ciascuna delle associazioni aderenti, nucleo al quale si sono aggiunti la stessa Ucina, l'Aspronadi, l'Ainud, con l'occhio interessato del Comando Generale delle Capitanerie di Porto.

Al momento si può solo dire che il Governo, e per esso il Ministro Passera incontrato dal presidente di Ucina, Albertoni, si è reso conto dell'inapplicabilità di quella parte del decreto che riguarda le barche dei ricchi, peraltro già salpati per lidi più propizi, lasciando ad altri l'onere che deriva del provvedimento. Si è voluto dare un segnale di cambiamento forte nei controlli fiscali, spettacolari in alcune iniziative anche non nautiche sul territorio, ma come si è danneggiata la nautica con l'assurdo cliché dell'armatore evasore e il finanziere all'attracco, anche l'eco verso l'estero di queste ultime sta causando danni immensi, che si protrarranno per anni. Se le norme devono realmente ispirarsi a quei principi di equità dichiarati da Monti, quelle sulla nautica, forzate dalla demagogia, sicuramente non lo sono.

Per quanto riguarda gli emendamenti sulla nautica, ci sono più scuole di pensiero: quella di Monti che accetta modifiche solo se resta inalterato il gettito fiscale; quella del Senato che ha segnalato l'incongruità esattiva dello stazionamento proponendo una trasformazione in tassa di proprietà o di possesso lasciandone fuori i natanti oppure inserendo quelli dai sette metri in su; quella dell'Associazione dei parlamentari Amici della nautica che auspica una tassa moderata per tutti, dal natante alla nave da diporto; infine quella di Ucina, ma anche di "Nautica" e di gran parte dei promotori dell'Assemblea, che vorrebbe escludere dall'imposizione i natanti, nella certezza di un inutile sacrificio, in quanto tale decisione comporterebbe un innalzamento degli importi per tutti e non l'auspicata diminuzione.

Naturalmente è una decisione del Parlamento, ma "Nautica" ha già segnalato in passato l'illegittimità di una tassa su beni per i quali non esiste titolo di proprietà, ma solo il momentaneo possesso. Si riuscirà a far approvare gli emendamenti in tempo utile, cioè prima del mese di maggio, data di entrata in vigore del decreto, evitando i suoi devastanti effetti sull'ormai vicina stagione nautica? Considerato che Monti va avanti per decretazione e a ogni passaggio parlamentare è costretto a chiedere la fiducia, cioè l'approvazione dei suoi decreti senza modifiche, più giorni passano più sembra difficile, ma speriamo vivamente che non sia così.

Per noi utenti della nautica da diporto salvare dalla tassa i natanti non è voler sfuggire a quel contributo anche morale che tutti dobbiamo dare al Paese - contributo che peraltro già diamo abbondantemente con l'incremento fiscale deciso dal Governo a 360 gradi - ma soltanto la strenua difesa del nostro diritto di poter andare in barca senza inique, demagogiche sperequazioni. Il natante è la barca di tutti e introduce a un'attività di tempo libero di alto valore sociale e culturale, alla quale devono potersi avvicinare senza timore di discriminazioni specialmente i giovani, i diversamente abili, per i quali, lo hanno ampiamente dimostrato i medici, la disciplina della barca è importantissima scuola di vita, e gli anziani.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl