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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 600

RICOMICIAMO DAL N. 600

L’immagine della nautica è da ricostruire

Abbiamo ricordato i 50 anni di “Nautica” con l’articolo celebrativo piu` avanti, perciò lasciamo a questo editoriale la sua funzione di informazione sull’attualità. Il Parlamento ha approvato definitivamente il Decreto sulle Liberalizzazioni che contiene la Tassa sulla nautica da diporto. Il danno è stato ridotto rispetto al testo iniziale – i dettagli si possono leggere più avanti nel Nautimondo – si giustifica anche l’intento demagogico, necessario nel momento in cui si sono toccate le pensioni, ma rimane comunque l’amaro in bocca per l’ignoranza riguardo al settore dimostrata dagli estensori del testo normativo. Neanche sapevano, evidentemente, che analoga tassa era stata abolita in passato perchè il costo di esazione era maggiore dell’incasso.

Non avevano neppure valutato la certezza di una denuncia d’infrazione da parte dell’UE, per limitare, con la tassa, illegittima, la libera circolazione delle unità da diporto comunitarie nel nostro mare, come anche il sicuro ricorso alla Suprema Corte Europea per aver assoggettato all’imposta le barche utilizzate per il charter, evidentemente un bene strumentale. Com’era logico, la parte del provvedimento che riguardava la nautica è stata completamente riscritta. Non crediamo che Monti, nel caso visitasse un porto turistico, sarebbe accolto da applausi dai lavoratori locali, perchè la fuga di quasi trentamila barche all’estero tra Natale e la Befana, prima che il Decreto Salva Italia fosse modificato, li ha privati di una stagione di lavoro.

E non s’illuda che i nostri concorrenti mediterranei non abbiano carte da giocare per trattenerle. E’ evidente che si è cercato di dar vita a nuove normative pure fiscali che impedissero episodi, tipo Briatore e altri, che hanno scottato Agenzia delle Entrate e GdF, anche perchè i giudici poi, non a caso, davano sempre ragione agli armatori, in quanto approfittavano di possibilità derivanti da leggi o convenzioni internazionali. Anche potenziando a dismisura i poteri dell’Agenzia, com’è stato fatto tra la fine del Governo Berlusconi e l’attuale, se i furbi non commettono errori sarà sempre difficile perseguirli. Noi invece, che neanche ci sogniamo di simili escamotage, scontiamo ora la rabbia dell’impotenza desiderosa di rivalersi su tutti gli altri. Sono storie italiane, una volta terra del diritto, ma non ci sembra giusto.

Certo se non riusciamo adesso a risistemare le nostre finanze non ci riusciremo mai più. Attilio Befera, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, sta svolgendo un eccellente lavoro e dobbiamo anche riconoscere che si è dimostrato pronto a emanare quelle circolari che possono aiutare il settore. Sarebbe ora, invece, che ordinasse di lasciar perdere le verifiche sulle barche, perchè anche se tra i loro acquirenti c’è stato qualche evasore fiscale, ormai dopo cinque anni di controlli a tappeto neanche un ladro di polli sale più a bordo. Non ci siamo trovati in tale situazione, ma deve essere scioccante comprare una barca e vedersi immediatamente proiettato nell’attenzione del Fisco.

Certo avremmo preferito dal Governo un migliore e diverso approccio alla nautica, un progetto politico che solo un governo tecnico può lanciare, non nell’interesse elettorale ma delle coste nazionali, dei tanti Comuni, anche delle acque interne, che hanno perduto l’importante contributo economico della nautica sia in termini di occupazione sia di stimolo a molteplici altre attività dell’imprenditoria privata. Per riottenerlo è necessario riavvicinare l’utente alla barca e ciò non è possibile senza creare un sistema di portualità e rimessaggio alternativi alla portualità turistica, perchè è assolutamente necessario abbassare i costi di gestione del mezzo.

Ci riferiamo sia ai natanti, che come avevamo richiesto non sono stati toccati dal decreto, sia alle barche fino ai 14-15 metri che in Europa e in gran parte del mondo non sono considerati d’attenzione per il Fisco. Fino al momento della crisi, chi investiva un euro nella nautica ne ricavava quasi cinque. E’ un dato scaturito da più indagini di diversi istituti di ricerca. Ora potrebbe essere vero anche il contrario, che se ne perdano cinque, ma appena sarà passata la tempesta, se si sarà investito oculatamente per accrescere la concorrenza, il teorema della nautica che produce ricchezza sarà di nuovo realtà.

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl