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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 602

PER CONSENTIRE LA RIPRESA

L’usato, un problema da risolvere

Con la prepotente irruzione del leasing sul mercato nautico, avvenuta in maniera massiccia sostanzialmente con l’avvio del millennio, vendere una barca usata è divenuto quasi impossibile. Ciò è vero particolarmente per le barche datate (ma solo vecchie, senza velleità d’epoca), che rimangono abbandonate nei rimessaggi anche a scapito dei gestori sia per carenze progettuali evidenziate dall’uso sia per mancanza della necessaria manutenzione. Si tratta di oltre la metà, forse i tre quarti dell’usato nazionale, che ormai da anni tutti i broker si rimpallano senza fortuna. Non si vende neanche a regalarlo e come accade ormai per le auto e le anticaglie di casa si dovrebbe pagare qualcuno per disfarsene, ma è impossibile, perchè le barche sono considerate inquinanti, non si possono rottamare nè esiste ancora un sistema, cioè aziende specializzate, per il loro riciclo. Grave il problema per il privato, perchè se non vende la barca vecchia non può comprare la nuova, gravissimo per i cantieri, fin quando sono stati costretti loro malgrado ad accettare supervalutandolo il ritiro dell’usato. Una catastrofe. Per fortuna dei cantieri e sfortuna degli utenti, a un certo punto è arrivato il leasing, prima estero e poi italiano, che ha risolto brillantemente per un certo periodo il problema delle vendite, ma ha accresciuto in maniera enorme il parco barche dell’usato invendibile. Lo zoccolo duro dei diportisti, quello dei veri appassionati, abituati - ne conosciamo tanti - a partire da un natante per crescere poi dimensionalmente in funzione delle esigenze familiari, sempre aggiungendo qualcosa al gruzzoletto ricavato dalla barca usata, si è trovato davanti un muro invalicabile. Sull’altare della loro passione, coinvolgendo moglie e figli, hanno sacrificato altri consumi e altri ne sacrificherebbero anche adesso se riuscissero a vendere il loro usato. E’ una storia antica, che i nautici conoscono ma l’Agenzia delle Entrate si ostina a ignorare.

Ai cantieri rimangono gli acquirenti senza permuta, specie in estinzione, che logicamente si rivolgono ai vantaggi offerti dal leasing, un mercato dal quale peraltro proprio gli istituti di credito stanno fuggendo. In questo momento è scattata un’ulteriore minaccia per le nuove produzioni e quindi per la vita dei costruttori e importatori. Essa è costituita da alcune migliaia di leasing abortiti di cui le banche stanno cercando di liberarsi svendendo le unità (che costano e si svalutano), mentre cercano di recuperare in tutti i modi gli alti valori a bilancio - che testimoniano anche una gestione avventurosa delle risorse, di cui render conto - rifacendosi su garanzie e fideiussioni ricevute al momento degli acquisti. Se a queste si aggiunge il nuovo rimasto invenduto degli ultimi tre, ma anche quattro anni, Ź chiaro che è impossibile produrre ed è inutile partecipare ai saloni nautici, come, tra l’altro, dimostrano l’annullamento del Nauticsud, l’abbandono della barca da parte di tanti diportisti e la giustificata angoscia degli associati Ucina, senza parlare dell’editoria nautica.

Insomma, c’è una nautica incartata che rischia l’immobilismo, ma nella difficoltà del momento con controlli fiscali che invece di diminuire prendono di petto la nautica quasi come responsabile unica del dissesto economico, è quasi impossibile dare consigli. Frattanto, nella prospettiva di un acquisto si deve aiutare l’utente a liberarsi almeno dell’usato invendibile, magari approfittando della convenzione 2009 di Hong Kong sullo smaltimento delle unità navali, anche quelle militari man mano radiate, che lo Stato italiano dovrebbe approvare al piÙ presto. Alcuni stati americani con le barche da eliminare fanno spesso scogliere subacquee per il ripopolamento ittico, da noi non è possibile, come del resto la rottamazione, inquinante, nè, almeno per il momento, il riciclo (studiato già da qualche anno da Ucina perchè sia ecocompatibile) per una questione di costi. Ma se si vuol far ripartire il mercato interno, qualcosa bisognerà studiare e anche a breve, magari su piÙ fronti, altrimenti è la stasi.

Lucio Petrone

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl