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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 603

POCHE BARCHE A MAREÈ

C'è fermento anche sul Nautico

Grande bagarre in vista del 52° Salone Nautico di Genova, anteprima funestata dalla scomparsa di Lorenzo Selva, costretto già a dimettersi da presidente Icomia, per le difficili condizioni di salute. È una grossa perdita, che nessuno pensava così imminente. Ora è importante che non vada perso l'ottimo lavoro che Lorenzo stava svolgendo, non solo a livello europeo, a favore della nautica minore, quella dei natanti, che rappresentano il futuro.
Al recente Satec Ucina di Rimini, a fine maggio, era stato uno dei sostenitori più motivati della manifestazione ligure, considerando autolesionistica qualsiasi altra ipotesi circolata tra gli associati, come ad esempio l'idea della vela in una mostra parallela al Marina dell'aeroporto del capoluogo ligure, possibilità che, a quanto sembra, ha stimolato invece gran parte dei potenziali espositori di quel settore.
Al momento solo un paio di importatori, anche se rappresentanti i maggiori costruttori, sono rimasti al Nautico, accettando l'offerta di uno spazio speciale al centro dell'esposizione. Molti sono gli interessi in ballo e si parla di sleale concorrenza, di cause per danni avviate, di operatori dei servizi usciti dalla Fiera per convincere la gestione del porto a un evento parallelo! Certo che fra tante chiusure di aziende, i costruttori sopravvissuti si sono fortemente ridotti e non tutti sono in grado di sottoscrivere il contratto per uno spazio in Fiera, sopportando tutte le spese connesse. Conviene alla nautica questa separazione, che anche una spartizione di forze? Certamente no, ma il mondo della vela è essenziale e se da una parte gli si propone un'esposizione più conveniente è quasi costretto ad accettarla.
Però avvia una diminuzione contraria all'interesse generale del settore. Proprio quello che non voleva Lorenzo Selva, convinto della necessità di rafforzare Genova, già danneggiata dalla ridotta distanza di date con il Festival de la Plaisance di Cannes, praticamente tenuto in vita dagli espositori italiani. È giusto che ognuno vada a esporre dove individua il suo target, ma l'interesse della nostra nautica richiede che il Nautico genovese sia sempre più importante e attraente per l'utenza nazionale ed estera, e tutti devono collaborare per renderlo tale.

A conforto di Sara Armella e Beppe De Simone, presidente e A.D. di Fiera Genova SpA, c'è la volontà pressochè unanime espressa a Rimini degli associati Ucina qualche settimana fa e ribadita da Anton Albertoni per Ucina di proseguire nel matrimonio, anche se le lusinghe esterne non mancano, e far svolgere comunque la manifestazione.
C'è anche qualcuno che nell'impossibilità di partecipare per motivi economici vorrebbe una serrata per ottenere l'attenzione del Presidente del Consiglio Monti verso il settore, ucciso dalla crisi economica devastante ma ancor più dall'intollerabile attenzione fiscale verso la barca, che scaccia qualsiasi tipo di clientela.
Frattanto, con buona pace della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Entrate, le navi da diporto impiegate esclusivamente per il charter continuano a usufruire delle agevolazioni volute internazionalmente - vedi il recentissimo ultimo sequestro di yacht effettuato a Sanremo con indagine archiviata - dietro le quali in primis ci sono gli inglesi, gli stessi che hanno fatto diventare internazionali gli equipaggi delle navi da crociera pagati con le mance dei passeggeri, gli stessi che attraverso l'IMO controllano e vendono le uniche certificazioni veramente riconosciute a livello internazionale per la gente di mare, anche del diporto.
Andare contro la realtà diventa una lotta contro i mulini a vento e ne pagano le spese i diportisti italiani da decenni in regola con tutte le normative perchè continuamente controllati. Siamo i primi a sostenere che tutti devono pagare le tasse, ma il concentrarsi della lotta all'evasione in maniera quasi prioritaria sulla proprietà o la presenza su una barca da diporto è solo la dimostrazione di un'impotenza (o incapacità) dello Stato a esigerle. Se si facesse un conto di quanto sono costati finora i controlli in mare e in banchina che ormai si protraggono dall'inizio del 2007 (ministro Visco del Governo Prodi) e quanto scaturirà in quattrini per l'erario, probabilmente ci sarebbe da arrabbiarsi, e molto.
Se dovessimo basarci sull'esperienza di decenni di corsi e ricorsi, si può esser certi che alla fine la montagna partorirà il solito topolino, pochi spiccioli rispetto al presunto e in confronto al notevole gettito che veniva invece dal settore ogni anno. Sicuramente tra i diportisti ci sono degli evasori, ma non diversamente da ogni altro campo delle attività nazionali, e non vorremmo che lo slogan "no boat no crime" si traducesse in cinque sei flotte di controllori senza barche da controllare. Però, quasi ci siamo.

 

ULTIM'ORA
Da voci attendibili dell'amministrazione cittadina trapela la notizia che il Marina Genova Aeroporto non avrebbe ricevuto le autorizzazioni necessarie all'organizzazione di un'esposizione per barche a vela in coincidenza con il Salone Nautico. L'iniziativa aveva suscitato la reazione della città, mentre una nota Ucina sottolineava come "in questo momento congiunturale già così difficile per il settore tanto più importante restare uniti e fare gioco di squadra".

Lucio Petrone

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl