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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 605

UN CONTRIBUTO ALLA CRESCITA DELL'ECONOMIA COSTIERA, MARITTIMA E DELLE ACQUE INTERNE

Vuol darlo il mondo della nautica, ma sarà difficile

L'interesse di uno Stato che ha la fortuna di affacciare sul Mar Mediterraneo, tra i più vocati per le attivitù turistiche e di tempo libero legate al mare, di mettere a frutto l'esistente e di programmare il futuro con un piano politico di ampio respiro. Ciò significa che poichè l'Europa uno spazio senza frontiere interne, nel quale garantita la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, ci si deve avvalere al massimo delle normative comunitarie ai fini della crescita, per richiamare verso l'Italia il maggior numero di attività imprenditoriali e di tempo libero. Perciò non un provvedimento a ricasco di iniziative altrui, come da decenni sono quelle fiscali che cercano di frenare le innovazioni comunitarie a difesa di posizioni di privilegio non più accettabili, ma una politica per recepire nella maniera più vantaggiosa gli spazi che la Comunità Europea apre nelle costituzioni nazionali, come ha fatto la Francia intuendo lo sviluppo della nautica. La Francia, infatti, ha prima fatto costruire dai privati, incentivandoli fiscalmente, una rete di porti turistici che ha valorizzato le coste (spesso paludose sul Mediterraneo), poi vedendo l'industria nautica in crisi ha consentito il rinnovo delle flotte charter a prezzo abbattuto, quindi si è inventata il leasing agevolato delle barche attraverso le banche francesi con obbligo della bandiera francese, successivamente ha aperto alle barche comunitarie i suoi porti per lo stazionamento senza fastidi. L'Italia ha fatto l'opposto: non ha costruito i porti, incentivando i trasferimenti di unità da diporto in Francia, Spagna, Dalmazia, Grecia e Turchia; ha lottato perdendo contro il leasing agevolato e il registro internazionale, subendone tutti i danni, quando ha varato, obtorto collo, il "leasing italiano", consentendo scappatoie di cui ancora paghiamo le conseguenze.

Ciò perchè ha visto da sempre nella barca solo un mezzo elitario e quindi facile, quando necessario, da perseguire demagogicamente. Due mondi completamente diversi, in cui il primo atteggiamento ha creato ricchezza, investimenti e posti di lavoro prodotti dall'imprenditoria privata solo con l'incentivazione; il secondo, invece, totalmente deficitario e puntualmente perdente, creando industrie dove andrebbero costruiti alberghi e porti commerciali per i traffici malavitosi invece di porti turistici. L'esempio della Francia è stato seguito dalla Croazia, dalla Spagna, dal Portogallo, dal Nord Africa e specialmente dalla Tunisia, dalla Slovenia, dal Montenegro, da Grecia, Turchia, Creta, Libano, Israele, Malta... un pò da tutti, insomma, mentre noi abbiamo cominciato a costruire porti turistici solo ultimamente, in coincidenza della crisi che ci attanaglia, quando la richiesta di posti barca è crollata e le barche da diporto estere hanno cominciato scientificamente a saltare le nostre sponde perchè hanno sentito ostile l'attenzione pubblica. Tale quadro va completamente rovesciato se vogliamo trarre dalle ricchezze che qualcuno lassù ci ha donato, il giusto contributo a una vita meno difficile per il cittadino. Non sono i Tedeschi che ci affamano, come qualcuno vuol farci credere, ma la nostra difesa dello statu quo, la non lotta contro gli sprechi, le ruberie, le posizioni di privilegio, la non cessione del patrimonio pubblico per sanare almeno in parte il debito nazionale, che neanche il Governo Monti e la maggioranza che lo sostiene riescono a far decollare. Su questo siamo addirittura a rischio intervento diretto della UE, che potrebbe dettarci le regole, con tutte le negatività che ciò comporterebbe. Non è una questione di governi ma di poteri. E allora ogni tanto sentiamo qualcuno che rimpiange le rivoluzioni.

Lucio Petrone

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl