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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 606

UN IMPERATIVO PER SALVARE IL SETTORE

Riportare gli utenti in barca

Il mese di ottobre si apre con la 52a edizione del Salone di Genova e tutti vorrebbero che dalle sue risultanze arrivasse una risposta positiva per il settore. La speranza è ¸l'ultima a morire, dicevano già i Romani, e tale è anche il nostro auspicio. Per questa ragione e anche per scaramanzia non staremo a elencare i pro e i contro della manifestazione. L'avvicinamento, com'è¸ noto, in certi momenti è stato caldo, proteste, ricerche di alternative, poi il buonsenso è prevalso e il Nautico rimane unico per importanza. Gli organizzatori, però, devono tenere nella massima considerazione la preferenza di alcuni costruttori per il Festival de la Plaisance già svoltosi a settembre e la ricerca di alternative di altri. Sono numerose le cause di questa situazione, ma non si può non evidenziare che gli operatori del settore ce la stanno mettendo tutta per superare un momento mai così negativo in passato. Ne risente Ucina, ne risente Fiera di Genova e sono eroici in genere gli organizzatori di saloni che persistono nel tenere in calendario questo tipo di manifestazioni. A mantenere ancora in piedi la nautica, in qualche modo, c'è¸ la passione di tutti per le barche, operatori e utenti, ma questi ultimi sono di anno in anno in forte decrescita e se non acquistano non c'è salone che tenga. La fiammella della passione resiste, ma a spingere l'utenza lontano dalla barca è lo sconforto: perchè insistere nel praticare quest'attività di tempo libero così complicata e ricca di arrabbiature mentre intorno ci sono tante alternative allettanti? Quelli che economicamente possono permetterselo vanno a cercare serenità su altre sponde, come i circa 33.000 che hanno lasciato tra dicembre e gennaio i nostri porti per andare in quelli esteri - dove per entrare hanno dovuto sottoscrivere, obtorto collo, a prezzo maggiorato contratti di due o tre anni - senza parlare di almeno altrettanti che questa scelta l'avevano già fatta in passato per usufruire del leasing francese, mentre altri ancora, anche perfettamente in regola sotto l'aspetto fiscale, preferiscono lasciare le loro unità (anche i natanti) nei rimessaggi aspettando tempi migliori. A spaventarli a fine 2011, com'è noto, una tassa di stazionamento assurda che volendo colpire il lusso ha allontanato anche gran parte del diportismo estero e ha fatto svanire il lavoro per almeno 50.000 persone e circa 800 milioni di spese nella portualità turistica, un danno ampiamente oltre il miliardo di euro.

Trasformata in una più ragionevole tassa di possesso, ora deve essere pagata anche da chi pur avendo la residenza in Italia tiene la barca all'estero, ma ha dato un gettito di appena 23,5 milioni di euro invece dei circa 155 preventivati con la tassa sul lusso. Ancora una volta si è normato sul settore senza una base di dati statistici, perchè non esiste ancora un database delle imbarcazioni da diporto immatricolate. Va ricavato dai registri delle Capitanerie ma non ci sono i quattrini per farlo. Perciò la norma è stata emanata alla cieca, mentre il danno procurato al settore, e allo stesso erario, è stato invece di centinaia di milioni di attività produttive e commerciali svanite sulle nostre coste, marittime e delle acque interne. Come se non bastasse, oltre agli effetti devastanti della crisi economica, ci sono l'alto costo dei carburanti che scoraggia la navigazione - ne sa qualcosa la Sardegna - ma ancor più la scelta di concentrare sui proprietari/armatori di imbarcazioni, di aerei e auto di lusso, la caccia all'evasore fiscale, decisione che per quanto riguarda il nostro settore ha esasperato i controlli in acqua e in banchina. Ne abbiamo parlato già tante volte… Tutto giustissimo, elogi e rispetto ad Antonio Befera che ha già recuperato 40 miliardi di evasioni e comprendiamo anche il coup de théâtre necessario per far capire ai furbi che l'aria era cambiata. Ma nei controlli c'è ¸stato un eccesso, sono diventati asfissianti, come dimostra anche la foto che pubblichiamo, inviataci da un lettore, non cessano e oltretutto non sono conservati in un database in modo da evitare inutili ripetizioni. A quanto sembra il risultato più importante che se ne ricava è l'accertamento delle generalità degli ospiti in quel momento a bordo: la casualità come metodo… Sicuramente nella nautica è stato pescato qualche evasore, non poteva essere diversamente, ci sono ovunque, qualsiasi comparto vai a toccare. Ma l'accanimento sulle barche ha distrutto un settore che meritava ben altro rispetto, non fosse che per i sei miliardi annui di contributo portato al PIL nazionale. Est modus in rebus, dicevano sempre i Romani, e nei riguardi della nautica è stato scelto il peggiore. Non sarebbe utile e intelligente recuperarla?

Lucio Petrone

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl