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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 607

NAUTICO: LA PAROLA A GENOVA

La tristezza dell'incertezza

Il 52° Nautico di Genova non ha dato quei segnali di ripresa che, viste le premesse, non poteva dare, ma con qualche vendita ha testimoniato che la nautica comunque continua a vivere, tuttavia occorrono drastiche misure per rilanciarla. L'interesse degli appassionati à ancora vivo, ma in una realtà fatta, specie in Europa, soprattutto di tasse, è evidente che il comparto per tornare a vendere, per sopravvivere deve riuscire a riportare l'utente in barca. Attilio Befera e alcuni ministri hanno compreso che se vogliono dal comparto un contributo alla ripresa devono modificare alcune norme d'ostacolo, ma per prima cosa deve cessare l'eccesso di attenzione del Fisco sulla nautica. Grazie a Ucina il parametro di valutazione della barca sulla capacità reddituale dell'utente è stato accostato a quello del camper e questo dovrebbe sgomberare il campo dagli eccessivi timori che vivono i potenziali acquirenti. C'è però polemica sul fatto che la notizia non sia stata diffusa con l'apertura del Salone, portando a qualche vendita in più, mentre è stato preferito dare risalto alla protesta dei cassintegrati, licenziati e licenziandi, che comunque ci voleva. È evidente che i nervi sono a fior di pelle, specialmente di fronte al desolante spettacolo del Salone Nautico di Genova, il 52°, ridottosi in maniera assurda mentre la nostra industria di settore, divenuta negli ultimi cinquant'anni, la regina del mercato globale, è praticamente distrutta. Al momento ci rimangono circa una dozzina di importanti costruttori, alcuni peraltro acquisiti dai cinesi, di cui qualcuno, per la mancata ripresa delle vendite, si trova ora a dover far fronte a un mucchio di debiti e quindi col rinnovato rischio di chiusura. Solo per pochi eletti non c'è il rischio del fallimento. Ma anche questi tagliano le spese, specialmente in Italia, e puntano sulle esportazioni cercando di sfruttare la convenienza del cambio Euro-Dollaro attestato attorno a 1,30. Alcuni non hanno esposto a Genova, altri hanno annunciato che non lo faranno in futuro. È una politica giustificabile? Solo per chi punta alla delocalizzazione all'estero delle aziende, specie per costruire le grandi barche di cui finora siamo ancora leader mondiali. Per il resto, ancora una volta è una mancanza di lungimiranza. Senza mercato interno nessuna azienda, nel tempo, ha concrete possibilità di continuare l'attività.

E in questo scontro di interessi c'è anche la sopravvivenza del Nautico genovese che in questi decenni ha raggiunto la sua importanza quasi per inerzia, a ricasco di quella parte del mercato che tirava di più, senza difendere in alcun modo la fascia di nautica più popolare, l'utenza del futuro. Grande è bello era la parola d'ordine, dimenticando che pur vivendo in un'economia di mercato siamo di fatto la nazione più statalista d'Europa, dove la proprietà è un furto, come dice qualche ideologia, mentre negli Usa è sacra ed è la ragione per cui, pur avendo un debito pubblico spaventoso rispetto al nostro, tutti continuano a investirvi fior di capitali. Sono almeno venti anni che le barche piccole, com'è noto, non tirano più, tanto che sono uscite dalla maggior parte dei listini, mentre sulle grandi la demagogia ha costruito castelli di falsità, quasi mettendole all'indice dell'opinione pubblica. Ora la frittata è stata cotta e mangiata, e bisogna quasi ripartire da zero per ricreare un'utenza che vessata commercialmente e nell'occhio del Fisco è svanita nel nulla. Fiera di Genova e Ucina, se veramente vogliono salvare la Mostra, devono fare un esame di coscienza e riparare agli errori verso espositori e pubblico. Costi espositivi e di soggiorno in una città con pochi alberghi e difficoltà di comunicazione nell'ambito del territorio, mancata realizzazione di progetti di riorganizzazione, mancato arrivo di visitatori ed espositori nazionali e internazionali. È logico che monti la protesta ed essa non fa distinzioni tra prima e dopo, vuole subito. L'accusa a Ucina è di non aver puntato i piedi prima, l'accusa a Fiera Genova è di non aver saputo gestire le risorse, caricando la sua sopravvivenza generale tutta sul Nautico. I tempi dei cambiamenti oggi sono velocissimi e se le rendite di posizione sono un ostacolo c'è chi le abbatte. L'importante è comprendere che nel nostro caso la soluzione dei problemi non è nelle sedi delle fiere ma nell'esistenza di una passione nell'utenza. Se questa è sparita, va ricreata, con tanta promozione, dimostrando che nell'andar per mare è più bello il piccolo, lo scafo a dimensione d'uomo. Il resto verrà automaticamente.

Lucio Petrone

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl