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MENSILE INTERNAZIONALE
DI NAVIGAZIONE

Copertina di Nautica

Mese di pubblicazione

Editoriale del numero 647

IL LUNGO INVERNO È FINITO

L'Italia c'è

Che strano paese è il nostro. Sempre pronto a sminuirsi e con una insana vocazione al pessimismo, se non all'autolesionismo.
Ma stavolta Italia c'è. E anche la ripresa del nostro settore c'è, per alcuni versi iniziale, per altri conclamata. È dunque giunto il tempo di mettere da parte dubbi e tentennamenti e di ricominciare a investire nuovamente sul futuro. Su che basi lo affermiamo? Eccole.
Su nostra richiesta abbiamo ricevuto in questi giorni da Assilea, l'Associazione Italiana Leasing in cui sono riunite le società del settore, un'anteprima sui dati consuntivi del 2015 riferiti al leasing nautico. Con grande sorpresa abbiamo appreso che si è registrato un incremento del 62% sul mercato italiano per un totale di 245 milioni di euro erogati e 250 imbarcazioni coinvolte, tutte battenti bandiera italiana (articolo a pag. 13). I più scettici commentano i dati dicendo: "molte sono barche usate...". È vero, ma si tratta sempre di barche vendute al valore medio di un milione di euro.
Altri indizi favorevoli li abbiamo acquisiti dalle fiere e i saloni nautici più rilevanti a livello internzionale, che, come tutti gli anni la nostra redazione segue direttamente. Un punto di osservazione privilegiato che permette di rilevare in tempo reale ogni mutamento del mercato.
Cominciamo dunque da Cannes, il primo salone autunnale in ordine cronologico, dove si è notato che rispetto agli altri anni la lingua che si sentiva parlare sulle banchine e sulle barche in mostra era l'italiano, mentre sono spariti o quasi orientali e russi. A Genova, il salone più boicottato, il via vai di appassionati e armatori ci risulta sia andato ben al di là delle più rosee previsioni. Anche in questo caso si trattava di italiani che peraltro hanno firmato più di qualche ordine. Tralasciando Ft Lauderdale, visitato da pochi italiani anche ai tempi d'oro della nautica, e Parigi, grande kermesse della vela, si arriva alla fiera di Düsseldorf di gennaio, epicentro del mercato mitteleuropeo e porta d'accesso per l'Est Europa. Anche qui camminando tra gli stand si sentiva parlare italiano, molto italiano, un coro cui si è aggiunto l'idioma degli addetti ai lavori, tra i quali, neanche a dirlo c'erano tantissimi italiani. A questo proposito mentre tornavamo in aereo dalla fiera abbiamo ascoltato da un armatore che l'aveva visitata un commento che dovrebbe far riflettere: "Per comprare un prodotto italiano con la giusta panoramica ormai devo espatriare. In Italia i nostri cantieri nautici espongono a fasi alterne, una follia!"
Intanto però questi ultimi continuano a non investire, a lamentarsi e c'è da chiedersi: perché? Per alcuni infatti il mercato sta tirando, come evidenziano i dati sopra esposti. Lo stato di incertezza riduce se non immobilizza la capacità imprenditoriale di cantieri strutturati per e sul mercato nazionale, che sono peraltro ora rimasti anche orfani di una fiera "completa", quella di Genova, non esente da responsabilità e colpe, ma storicamente al centro del mondo nautico. E quando predomina l'incertezza non si cerca più di emergere, ma si sta a guardare, non si creano nuovi modelli, ma si sta a guardare, non si investe in comunicazione e nelle fiere di riferimento, ma si sta a guardare.
Ci sarebbe da chiedersi che cosa. La fine della propria attività? Quando invece il momento di uscire allo scoperto e rivendicare il diritto di esserci, guadagnato in anni e anni di esperienza, non è domani. È adesso.

Paolo Sonnino Sorisio

Questo testo, se non si riferisce al numero di Nautica correntemente in edicola, viene pubblicato esclusivamente a fini storici e le opinioni espresse potrebbero non coincidere più con quelle della Direzione e/o della Redazione di Nautica Editrice Srl