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LA SCOMPARSA
DI PAOLO VENANZANGELI

Paolo Venanzangeli

Ecco come vogliamo ricordare il nostro grande amico, che anche quando si dedicava all'acquerello, uno dei suoi hobby preferiti, non dimenticava la sua passione: la vela. Sotto, una delle ultime opere

Vela Libera

Articolo di Luca Sonnino Sorisio
Pubblicato su Nautica n. 541 di Maggio 2007

Ed è subito Coppa
L'ultimo articolo di Paolo Venanzangeli con la presentazione della 32ma edizione della Coppa America, pubblicato su Nautica 540 di aprile 2007

2007/04/02 - Arrivederci Paolo!
2007/04/03 - L'ultimo saluto a Paolo
Altri ricordi tratti dal nostro archivio storico delle notizie e dei comunicati stampa

Barche di una volta

VELA LIBERA

Ci mancherà. Paolone, come tutti lo chiamavano per via della stazza, ci ha lasciati in una notte di fine marzo, alla vigilia del giorno dell'Unveiling, anteprima del grande circo della Coppa America che lui amava tanto. Non ha fatto in tempo a raccontarci le avventure dei tre team italiani in procinto di tentare la conquista del trofeo che più di chiunque altro aveva contribuito a far conoscere al pubblico italiano. Fin dalla storica edizione del 1983, quando ricordo che, con una telefonata dagli Stati Uniti, svegliò in piena notte tutta la casa: "Australia II ha vinto!" disse eccitato a mia madre che gli rispose, prendendolo per un pazzo.

Ci mancherà la sua allegria, la sua battuta sempre pronta - i detti romaneschi li sapeva tutti - e la capacità di ricordare la barzelletta adatta in ogni situazione, spesso a sdrammatizzare.

Indimenticabile una sera nell'oceano Indiano, su un'isoletta al largo del Kenya. Intorno al fuoco sulla spiaggia, dopo aver divorato un'enorme quantità di granchi, cominciò a raccontare barzellette fino a farci uscire le lacrime.

Viaggiare con lui era bello - India, Borneo, Namibia, Cuba, Nepal, Etiopia, Eritrea, Algeria - perché aveva il dono di vedere o capire la sostanza delle cose. Riusciva a individuare quello che lui chiamava "il clou della questione".

E lo stesso nel suo lavoro, raccontare le regate al grande pubblico. Scriveva quanto bastava, mai di più. Come uno dei suoi autori preferiti, Hemingway, sulle cui tracce aveva intervistato il pescatore ispiratore de "Il vecchio e il mare". Amava la vela, e Lucio Petrone lo accolse in redazione per scrivere di sport, affiancando Carlo de Zerbi, nel 1977.

Per trent'anni ha seguito tutte le maggiori regate, quattro Olimpiadi, tutte le Admiral's Cup e la Coppa America dall'83. I vari giri del mondo, in equipaggio o solitario, lo portarono fino a Capo Horn, dove immortalò "Steinlager" al passaggio.

Le sue foto diventarono icone nella storia della vela. Con la macchina fotografica si muoveva in barca con sorprendente agilità nonostante la mole (nella sua cucina poi, mentre preparava tonnarelli cacio e pepe, sembrava danzasse!).

Ma regatava anche lui, e qualche volta vinceva: timoniere due volte campione italiano d'altura nella II classe IOR nel 1983 e 1984, vinse la Settimana d'Alassio. Partecipò 15 volte alla Giraglia, traversò l'Atlantico quattro volte, con un quinto posto alla Transat des Alizes. E le regate le inventò pure, con successo, come la Roma per 2 e la Roma per Tutti, dal Porto Riva di Traiano, dove era Commodoro del circolo omonimo.

Era eclettico con le sue piccole manie. Amava la sua Ferrari ma gli piacevano le cose semplici. Aveva rimesso in acqua il suo "Seminole III" e sognava di veleggiare con Bianca e il suo piccolo Marco, per cui stravedeva. Gli si illuminavano gli occhi a parlarne. E si rilassava spesso dipingendo ad acquerello... Sempre una barca, una vela... libera...

Ci mancherà.