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SUI FONDALI DI CUBA Maggiore isola del Mar dei Caraibi, Cuba vive ancora la memoria di Ernest Hemingway che indiscutibilmente l'amò forse più della stessa Africa. Il mare è uno dei suoi tesori: fondali bellissimi, acque pulite, temperature miti, sono un richiamo per i turisti di tutto il mondo. E se si vuole parlare con l'uomo che ispirò "Il vecchio e il mare" basta offrirgli un profumato mojito perchè un fiume di ricordi scorra riportando il tempo. ![]() Testo e foto di Luca Sonnino Sorisio e Paolo "Gordo" Venanzangeli
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L'ISOLA NELLA CORRENTE
"My mojito in la
Bodeguita, my daiquiri in El Floridita" dice la scritta sopra il bancone
da cui il velocissimo barman riempie una fila di bicchieri guarnendoli poi
con un rametto di menta fresca.
La frase è un incerto connubio di inglese e spagnolo, ma la firma è
certamente quella di Ernest Hemingway che ha datato il suo assenso a
quello che per ciò è diventato il locale più famoso de La Habana, con
l'autografo del dicembre '54, lo stesso anno del suo Nobel per la
letteratura. È proprio la menta a dare a quel delizioso cocktail di rhum,
acqua minerale e limone zuccherato, il gusto tenue ed irresistibile che
costringeva il grande scrittore a consumarne quantità esorbitanti nel suo
solito angolo, dove ora spicca un suo busto poco rassomigliante. La
consacrazione non ha però tolto alla Bodeguita del Medio il suo smalto
vero, così, insieme alla folla di turisti che si accalcano anche per
gustare una delle cucine migliori che si possano trovare nei tradizionali
locali della capitale, qui si può incontrare gente d'ogni sorta. Ma
l'incontro più fortunato è quello con il vecchio cantastorie tatuato che
sa tutto su La Habana ed i suoi abitanti. Basta offrirgli un mojito per
indurlo a raccontare le sue storie più interessanti, come quella del
vecchio che vive a Cojimar. Gregorio Fuentes de Betancourt aveva
conosciuto Hemingway durante una forte tempesta nella zona di Miami, lo
aveva aiutato e ristorato, poi, quando lo scrittore decise di passare
molto del suo tempo nell'isola caraibica, ne divenne il marinaio, l'amico
di tante avventure di mare e di terra. Hemingway lo portò perfino in
Spagna durante la guerra civile ed in Africa a cacciare.
"Questo signore - dice Gregorio, indicando ossequioso ed orgoglioso la foto del suo vecchio amico appesa alla parete - era un grande pescatore, ma soprattutto un grande cacciatore. Non fumava, perché i cacciatori devono aver cura del loro olfatto; e proprio grazie ad esso mi salvò la vita fiutando un leone che stava per avventarmisi contro e colpendolo al volo quando si era già scagliato contro di me. Questo signore era amato da tutti perché era buono con tutti, ma soprattutto perché era semplice ed amava le cose semplici". Mentre gusta lentamente ogni boccata del suo enorme sigaro, Gregorio risulta una fonte inesauribile di storie del suo idolo. Ha novantadue anni, ma la sua mente è lucida come quando pescava a bordo del "Pilar", la barca che "Papa" gli aveva affidato; il suo fisico è ancora sano come quando era stato l'ispiratore del romanzo forse più famoso, e comunque più caro, "Il vecchio e il mare". La pesca ebbe una grande importanza per Hemingway, che preferiva la dura lotta con il pesce vela, ed è ora una grande risorsa per Cuba che offre con la Corrente del Golfo una delle zone più favorevoli alla cattura dei combattivi marlin e delle altre grosse prede d'altura. La traina, specie nelle stagioni più propizie, è ancora un grosso richiamo turistico: ma l'escursione subacquea sta ora prendendo il sopravvento nella scala degli interessi del pubblico.
Cuba, in particolare lungo la costa caraibica, ha fondali
eccezionalmente ricchi, ma la sua perla subacquea è certamente l'isola
della Gioventù. Era l'Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson, poi
prese molti altri nomi, da Isola dei Pini a Isola dei Pirati, fino al nome
attuale datogli da Castro alla fine della sua fortunata rivoluzione, dopo
che vi aveva vissuto da prigioniero in carcere. Ha la forma della mano di
un autostoppista e proprio intorno al pollice, tra Cabo Frances e Punta
Padernales, davanti alla Spiaggia del Tesoro, gli istruttori del Centro
International del Buceo hanno scelto una quarantina di punti di immersione
ed hanno dato loro una diversa denominazione che ne caratterizza
l'aspetto. Le profondità sono tutte dai quindici ai trenta metri, per poi
arrivare, volendo, a punti molto suggestivi oltre i cinquanta, sulla
soglia della parete che si inabissa nel blu. Nel "Giardino del Sahara"
cernie ed altri pesci della barriera sanno che i subacquei portano sempre
qualcosa da mangiare e si fanno loro intorno, a volte anche con troppa
insistenza. Meno confidenza danno, invece, i tarponi, anche se continuano
a girare intorno all'arco naturale, senza spaventarsi anche se seguiti da
molto vicino. Nella loro livrea metallica, come antichi guerrieri
medioevali, vagano perennemente alla ricerca della tranquillità. Più
curiosi i grossi barracuda, quasi attratti dalla presenza umana e del
tutto inoffensivi, nonostante l'aspetto minaccioso. Grotte e gole si
alternano ad ampie distese di sabbia su cui i trigoni si distendono pigri
e le grosse triglie pascolano voracemente inseguendo le scie dei lambis.
Non mancano i relitti moderni ed antichi, e forse qualche piccola cosa
è ancora da scoprire. Solo pochi iniziati possono, invece, avere un
fortunato tu per tu con il preistorico pesce diavolo, che ama vagare
vicino alla riva in acque piuttosto basse. L'incontro con qualche squalo,
spesso uno squalo nutrice, è invece fortuito, come del resto quello con le
veloci e simpatiche tartarughe. La vita subacquea nel Mar dei Caraibi ha
caratteristiche ben nette a causa delle spugne variopinte e dei coralli
che, specie nelle immersioni notturne, appaiono animati da una incredibile
varietà di vita. Solo di notte, infatti, i polipi escono totalmente allo
scoperto e solo di notte le grandi stelle spinose aprono i loro bracci
arrampicandosi sulle gorgonie. Ogni momento è buono per le cernie per
andare nelle loro stazioni di servizio. Queste sono gestite in simbiosi o
autonomamente dai pesci pulitori e dai gamberetti trasparenti. La cernia
si posa sul fondo, al riparo di una roccia o di un corallo, apre la bocca
e le branchie e gli inservienti iniziano a pulire tutti gli apparati, i
denti, le labbra e neanche l'avvicinarsi di un ospite non troppo gradito,
come può essere un subacqueo, disturba l'operazione. Se però l'intruso si
fa troppo insistente, tutto si risolve in pochi secondi, salvo poi
ricominciare a pericolo scampato.
L'organizzazione che fa base all'Hotel Colony è impeccabile, anche se nei periodi di punta il sovraccarico si fa sentire. Dopo una robusta colazione, un'ora di navigazione porta i subacquei al "ranchon" davanti alla spiaggia. Questa è la base della zona di immersione; qui, chi vuole può prendere il sole lontano dai fastidiosi moschini che pullulano sulla costa, e qui si pranza nell'intervallo tra le due immersioni previste, mentre le mute, normalmente non più spesse di tre millimetri (ma anche quelle di lycra sono sufficienti) si asciugano sulle barche. Poi si attende la notte, allorché si decide per una terza immersione. Come consiglia Pipin, che viene spesso qui in vacanza con moglie e figlia tra un record di apnea e l'altro, almeno una volta bisogna fare un'immersione a Los Indios, dove è più facile imbattersi in qualche squalo e in immensi banchi di tonni dai lampi argentei.
L'albergo è poco utilizzato, visto l'impegno subacqueo così pressante,
ma è molto accogliente e allietato da spettacoli serali molto suggestivi.
Nel giorno di sosta domenicale si può scegliere tra la visita all'isola,
molto coltivata con grandi piantagioni di pompelmi, non mancando di
visitare l'allevamento di coccodrilli, o la permanenza in piscina alla
mercé dei soliti moschini. La realtà cubana si può però apprezzare solo
nelle strade de La Habana, dove si va dallo sfarzo irreale del Tropicana,
ancora ancorato a spettacoli di stile americano prerivoluzionario, al
bambino che cerca di farvi comperare per suo conto, con un dollaro
racimolato chissà dove, una gomma da masticare nel negozio proibito,
riservato ai turisti. I cubani sono un popolo felice, ma la situazione
economica non è delle più floride. I ristoranti locali sono piuttosto
sforniti, tanto che è abitudine della popolazione, o almeno di quella
parte che se lo può permettere, di regalarsi un week end negli alberghi di
lusso per poter usufruire delle comodità e dei cibi riservati ai
forestieri, visto che oltre tutto nessuno ha il passaporto e si può uscire
dal paese solo per ragioni familiari o di lavoro. Così, per un gelato
nella centrale piazza di Coppelia, i ragazzi cubani, ma anche i loro
genitori, si sottopongono all'estenuante attesa in una fila che non conta
mai meno di cento persone. Ma il gelato a Coppelia è una tradizione e va
mangiato doppio: in pratica due coni uniti dalla parte del gelato che
vengono girati velocemente sulla lingua come un enorme yo-yo.
Per raggiungere il mare si percorre la Rampa, dove ci sono praticamente
quasi tutti i ristoranti di lusso, ai quali si accede dopo una lunga fila,
non necessaria per i turisti, privilegiati perché pagano obbligatoriamente
in dollari. Percorrendo il lungomare, il Malecon, si entra nella vita
spensierata del popolo cubano che a questo tratto di strada, ma
soprattutto al muretto che lo divide dal mare, è particolarmente
affezionato. Qui si danno appuntamento gli innamorati, i ragazzi pescano
al tramonto, e qui la domenica mattina tutti lanciano le loro lenze
attendendo in piedi che qualcosa faccia piegare la punta della canna. I
più accaniti si muniscono addirittura di una camera d'aria di camion, più
o meno attrezzata, per andare più al largo a scovare il pesce. Per tutti
però il bottino è magro, anche se la felicità di poter pescare assaporando
un aromatico sigaro è tra le cose più gradite e a buon mercato cui tutti
si dedicano. In estate, quando la temperatura, che è sempre almeno
primaverile, si fa più calda, la meta più ambita è il Varadero, località
balneare a poco più di un centinaio di chilometri ad Est. Ad Ovest si va
invece verso la zona del tabacco, di cui Pinar del Rio è la capitale.
L'agricoltura ha un posto predominante nell'economia cubana ed il tabacco
e la canna da zucchero sono le culture più diffuse e preziose. Il
campesino è affabile e molto disposto a parlare con i turisti, fonte di
informazioni di un mondo per lui estraneo ma di cui da sempre ha sentito
parlare e di cui vuole avere notizie.
Son pochi gli stranieri che si spingono fuori della capitale, anche per una oggetiva difficoltà di reperimento del carburante. Tutti preferiscono soffermarsi ad ammirare la città vecchia, pavimentata in legno tutt'intorno al "Palacio de los Capitanes Generales" per evitare al governatore, che l'aveva costruito un paio di secoli fa, il fastidioso rumore delle ruote delle carrozze, oppure il castello del Morro che sovrasta l'entrata del porto, o la cattedrale di stile spagnolesco, dietro la quale si apre il punto di ritrovo più tipico di tutta Cuba, la Bodeguita del Medio. |
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