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ALLA SCOPERTA DELLE ACQUE COSTIERE
Testo e foto di
Eleonora de Sabata
e Roberto Rinaldi
Mediterraneo, questo sconosciuto. Da più di tremila
anni l'uomo lo sfida, lo ama, spesso lo ingiuria; ne sfrutta
le ricchezze per abbellirsi, per nutrire il corpo e la mente.
La più imponente migrazione di massa del mondo animale
si arresta ogni estate sulle sue rive, dove centinaia di milioni
di persone cercano refrigerio durante le torride giornate estive.
Verrebbe da pensare che di questo mare si conoscano vita, morte
e miracoli: eppure è molto più facile che un
italiano riconosca un esotico pesce farfalla che un timido
sarago, un colorato pesce pagliaccio delle barriere coralline
dal ben più vivace pesce donzella mediterraneo.
Sono in molti a considerarlo morto: a torto visto che, nonostante
le aggressioni continue, il nostro mare è ancora forte e
vitale. Solo, è più discreto degli appariscenti
mari tropicali.
Per conoscerlo non sono necessarie bombole da sommozzatori o
un fisico da culturista: una maschera, un boccaglio ed un paio
di pinne sono sufficienti per volare per il mondo sottomarino.
Da alcuni anni, poi, hanno preso piede anche da noi le
imbarcazioni col fondo di vetro, per potere ammirare comodamente
e all'asciutto le bellezze sommerse: non abbiamo davvero
più scuse per ignorare il vero volto del nostro mare!
Nelle prossime pagine andremo a conoscere alcuni degli organismi
che popolano le acque più superficiali del Mediterraneo,
quelle accessibili a chiunque semplicemente abbia un po' di
curiosità. Scopriremo insieme che in mare non esistono
soltanto alghe ma anche piante vere e proprie, con tanto di fiori
e frutti (è il caso della Posidonia) e che le spugne non
sempre hanno la forma e la consistenza delle familiari spugne da
bagno. Scopriremo poi che i nostri parenti più prossimi,
fra gli organismi invertebrati, sono le comunissime ed
insignificanti patate di mare, che appartengono al phylum
tunicati; e ancora: vermi travestiti da fiori, pesci e
crostacei che sfidano i tentacoli urticanti delle attinie;
e poi le astronavi del mare, gli organismi del plancton,
meduse e tunicati, che vagano perennemente in mare aperto.
Sveleremo una delle più antiche ed errate credenze
marine, quella che riguarda i ricci, conosceremo da vicino
alcuni degli organismi con cui più spesso abbiamo a
che fare... a tavola, saraghi e seppie, e contro cui combattono
le nostre barche, i denti di cane; seguiremo la caccia notturna
del polpo e dei calamari, silenziosi cannibali del mare; il
parto tutto al maschile del grazioso cavalluccio marino e il
trasformismo sessuale di alcuni coloratissimi pesci del nostro
mare. Le sorprese, sotto il pelo dell'acqua, non sono finite:
perché' il mare, tuttora sconosciuto nonostante tremila
anni di osservazioni, continua ad imbrogliare le nostre convinzioni.
Ma è proprio questo, il bello dell'andare per mare:
osservare sempre anche il fondale più conosciuto e
scoprire, ogni giorno, un nuovo animale o il comportamento
insolito del più noto animale marino.
Buona esplorazione!
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PRIMI METRI
Bastano una mascherina e un paio di pinne per osservare
sotto la superficie del mare: un tempo che non può
essere impiegato meglio da parte dell'equipaggio di una
barca che sosti vicino ad un fondale con acque limpide.
E' un'occasione unica per incontrare molte delle straordinarie
creature che vivono a profondità modesta e che troppo
spesso non si conoscono solo per pigrizia. Ecco una guida
per saperne di più.
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Acetabularia (Acetabularia mediterranea)
L'ombrellino, del diametro di circa un centimetro, è
costituito da un'unica, gigantesca cellula. Acetabularia
è un'alga annuale: il cappello si forma in primavera
per cadere poi in tardo autunno. Cresce sulle rocce in zone riparate.
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Calamaro (Loligo vulgaris)
Il calamaro vive di giorno ad altissime profondità
e risale in superficie la notte. Si ciba di piccoli pesci
ed anche dei suoi stessi simili. Nuota muovendo le robuste
pinne laterali o a reazione espellendo l'acqua dall'imbuto.
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Castagnola (Chromis cromis)
Nuvole di castagnole riempiono gli strati superficiali del
nostro mare: la castagnola vive, infatti, in gruppi di
centinaia di individui che si librano sopra le rocce del
fondo per catturare i minuscoli crostacei planctonici.
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Cavalluccio marino (Hippocampus guttulatus)
Incapace di muoversi rapidamente, il cavalluccio è
protetto da una robusta armatura ossea. Vive nelle praterie
di Posidonia, cui si ancora con la coda prensile. E' il
maschio ad incubare le uova, in una tasca simile ad un marsupio,
e a dare alla luce i piccoli.
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Cetriolo di mare (Holoturia forskali)
E' facile scorgere il corpo cilindrico di questo echinoderma
nelle praterie di Posidonia e fra gli scogli. Spesso
ospita, suo malgrado, un pesciolino parassita. Lungo
circa 25 cm, se irritato espelle dei lunghi filamenti
bianchi e vischiosi.
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Coda di pavone (Padina pavonia)
Alga comunissima ed assai riconoscibile per la sua
colorazione bianca, dovuta all'accumularsi di calcare
nei tessuti. Raggiunge l'apice del suo sviluppo in
tarda primavera, quando arriva anche ai 20 cm di diametro.
Vive in colonia.
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Dente di cane (Balanus perforatus)
Crostaceo sessile che preferisce le acque superficiali
tormentate, filtra l'acqua con una sorta di rastrello.
E' capace di sopportare l'emersione fra la bassa e
l'alta marea trattenendo all'interno della conchiglia
un po' di acqua di mare.
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Donzella maschio (Coris julis)
I maschi adulti raggiungono i 25 cm. di lunghezza.
Dopo aver rapidamente cambiato sesso, i neo-maschi impiegano
molto tempo a disfarsi della vecchia livrea femminile che
avevano da giovani, e dai colori completamente diversi.
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Donzella pavonina (Thalassoma pavo)
La colorazione vivacissima di questo pesce è
legata alle sua trasgressiva vita sessuale: la donzella
è infatti un pesce ermafrodita, che inizia la sua
vita come femmina per cambiare sesso, e livrea, con l'eta'.
Nella foto, un maschio.
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Gnacchera (Pinna nobilis)
E' il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo.
Spesso ospita al suo interno un piccolo granchio. Vive
nelle praterie di Posidonia e sulle distese sabbiose in
vicinanza di scogli.
I filamenti che la ancorano
a terra erano utilizzati una volta per tessere.
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Margherita di mare (Parazoanthus axinellae)
Celenterato coloniale. Incapace di costruirsi un proprio
scheletro, vive incrostando le rocce o altri animali
legati al fondale in zone poco illuminate. Simile per
aspetto ad Astroides calycularis, presente però
solo a sud di Ponza.
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Occhiata (Oblada ocellaris)
Non è difficile incontrare gruppi di centinaia
di occhiate sopra le secche sommerse e le pareti rocciose.
Inconfondibili per la macchia nera sulla coda, si cibano
di alghe e dei piccoli animali che vivono sulla roccia.
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Orecchia di mare (Haliotis lamellosa)
Comune sotto gli scogli e fra le pietre, ha una forma
inconfondibile. Sulla conchiglia è presente una
serie di fori, di cui solo gli ultimi cinque o sei sono
aperti: attraverso questi fori il mollusco fa fuoriuscire
delle protuberanze del mantello a forma di tentacolo.
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Ortica di mare (Anemonia sulcata)
Una batteria di 150-200 tentacoli urticanti, che ondeggiano
sul fondo, è il potente mezzo di offesa/difesa di
questa bella attinia. Vive fra gli scogli, dove nasconde
il corpo. Immuni al suo veleno, gamberetti, granchi ed anche
un pesciolino, che ci vivono in simbiosi.
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Patata di mare (Halocynthia papillosa)
Tipico abitante delle zone in ombra, vive filtrando
l'acqua che inala dal sifone superiore ed espelle da
quello laterale. E' il più evoluto degli animali
bentonici: la sua larva è dotata infatti di una
sorta di colonna vertebrale, che perde però allo stadio adulto.
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Pelagia (Pelagia noctiluca)
Attenzione a questa medusa! I suoi tentacoli - che possono
superare il metro di lunghezza - sono fortemente urticanti.
Cellule velenose sono presenti anche sull'ombrella. Se
irritata da corpi estranei, emette una luce verdastra,
visibile con l'oscurità.
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Pomodoro di mare (Actinia equina)
Questa attinia rimane spesso fuori dall'acqua durante la
bassa marea, eppure riesce a non risentire dell'esposizione
all'aria richiudendosi su sé stessa e assomigliando
a un pomodoro. Con l'alta marea apre i tentacoli scarlatti
e urticanti, in cerca di cibo
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Polmone di mare (Rhizostoma pulmo)
Comunissima nelle nostre acque litorali in estate, può
raggiungere 30 cm. di diametro ed oltre un metro di lunghezza.
E' spesso accompagnata da piccoli sugherelli che si cibano dei
resti dei pesci catturati dalla medusa. I tentacoli sono solo
lievemente urticanti.
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Polpo (Octopus vulgaris)
Caccia di notte e di giorno si rifugia nella sua tana,
riconoscibile per la presenza, all'esterno, di conchiglie
e di gusci di crostacei di cui è ghiotto. E' uno degli
invertebrati più intelligenti ed evoluti. Se si carezza
sulla testa arriccia i tentacoli, felice.
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Posidonia (Posidonia oceanica)
E' una fanerogama, una pianta con fiore e frutti. La Posidonia
cresce in praterie fittissime che offrono riparo ad una gran
quantità di pesci, crostacei e molluschi. E' il vero
polmone del nostro mare, un ambiente tanto importante quanto delicato.
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Riccio "femmina" (Paracentrotus lividus)
Si ciba di alghe; la notte ritorna sempre nello stesso punto.
Si copre spesso di detriti, sassolini o foglie di Posidonia.
Raccolto dall'uomo sin dall'antichità, del riccio "femmina"
si mangiano le cinque gonadi arancioni; le gonadi maschili,
biancastre, sono poco evidenti.
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Riccio "maschio" (Arbacia lixula)
Gli organi riproduttori di questo riccio non sono commestibili
in quanto contengono una sostanza amara: per questa ragione lo
si ritiene, a torto, il maschio del Paracentrotus, ma in
verità è una specie diversa.
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Salpa (Salpa democratica)
Questo tunicato planctonico trasparente forma delle catene
di diversi metri di lunghezza, spesso arrotolate in spirale:
decine e decine di individui identici, risultato della
riproduzione asessuata di un unico organismo.
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Sarago fasciato (Diplodus vulgaris)
Insieme al maggiore, al pizzuto e al faraone, il sarago
fasciato è co-munissimo in tutti i mari italiani,
presente lì dove esistono anfratti o grotte dove trovare
riparo. I giovani vivono in gruppi mentre gli adulti tendono
ad isolarsi. Si nutre di molluschi, crostacei ed echinodermi.
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Scorfano (Scorpaena scrofa)
Dotato di un magnifico mimetismo, cui contribuiscono le
numerose escrescenze carnose, lo scorfano è un pesce
di ambiente roccioso. Le spine della pinna dorsale sono
collegate internamente con una ghiandola velenifera ed
infliggono ferite dolorosissime.
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Seppia (Sepia officinalis)
Specie tipica dei fondali sabbiosi, dove si interra per
nascondersi, si può rinvenire anche fra gli scogli.
Il suo straordinario mimetismo è dovuto alla presenza
di cellule particolari, i cromatofori, che contengono pigmenti
colorati. Se infastidita lancia nubi d'inchiostro.
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Spirografo (Spirographis spallanzanii)
Malgrado il suo delicato aspetto floreale, lo spirografo
è un verme. Il pennacchio è formato dalle
branchie, con cui l'animale respira e cattura il cibo. Non
possiede occhi ma è in grado di avvertire il pericolo
percependo il movimento dell'acqua.
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Spugna dello spondilo (Crambe crambe)
Spugna incrostante molto comune, riveste gli scogli sin dai
primissimi metri di profondità. Vive preferibilmente
in penombra, sulle pareti delle grotte o nelle cavità,
filtrando l'acqua che inala dai minuscoli pori ed espelle dai
fori più grandi, chiamati osculi.
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Stella (Ophdiaster ophidianus)
E' una vorace predatrice di molluschi bivalvi: dopo aver aperto
leggermente le valve, la stella estroflette lo stomaco e
digerisce la preda direttamente nella sua conchiglia. Le
stelle sono capaci di autoamputare le braccia e originare
da ciascuna un individuo completo.
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Triglia di scoglio (Mullus surmuletus)
La sera si aggira in pattuglie di cinque/sei individui a
caccia di molluschi e crostacei che individua grazie ai
sensibilissimi barbigli biancastri. Vive sui fondali rocciosi,
mentre la specie barbatus si rinviene sulle distese sabbiose.
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