
UN CHARTER INSOLITO ALLE MALDIVE
E' stato fino a ieri quasi segreto questo settore lontano
dell'arcipelago, ma oggi è possibile giungervi per
inebriarsi di colori e di mare. Qui l'oceano offre la sua
furia e le sue dolcezze, le sue creature più grandi
e più minute, per chi vaga fra gli atolli o s'immerge
sotto la superficie

Testo e foto di Luca Sonnino Sorisio
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LE ULTIME ISOLE
La cupola infuocata dal tramonto equatoriale ci sovrasta, mentre
la barca sale e scende lentamente al susseguirsi delle vaste onde
oceaniche. Prima che il buio arrivi inesorabilmente, dobbiamo entrare
nella "kandu", il canale che mette in comunicazione l'oceano con la
laguna interna dell'atollo. Fino all'ultimo ci siamo attardati
nell'esplorazione dei fondali incontaminati di quest'estremo lembo
delle isole Maldive, fino a oggi chiuso al turismo.
Poco distante il fragore dell'urto del mare contro la scogliera corallina affiorante ci
indica la vicinanza del passaggio e il successivo arrivo a Addu, da
dove solo pochi giorni fa la nostra crociera è cominciata.
Addu è l'ultimo atollo meridionale oltre l'equatore, e Gan è
l'isola capoluogo, una volta territorio inglese e oggi in rapido sviluppo
turistico, con la costruzione di un grande villaggio. L'isola dispone
anche di un aeroporto, collegato una volta al giorno con Male, la capitale
dell'arcipelago. Più a Sud, dopo un canale largo circa 300 miglia,
ci sono le isole Chagos, mentre a Nord si snoda una catena ininterrotta
di meravigliosi atolli corallini, che regalano una grande emozione nel sorvolarli.
Quando con un piccolo aereo si lascia alle spalle l'aereoporto internazionale
di Hulule e si punta verso Addu, si gode di uno dei voli più
spettacolari in assoluto: il turchese più violento, l'acquamarina,
il blu cobalto si fondono alternandosi, con colori e sfumature che riflettono
la purezza e la trasparenza dei fondali, spesso punteggiati dalle isole con
il loro verde intenso delle palme e il bianco candore delle spiagge. Atolli,
canali, isole, fondali, tutto ti martella gli occhi, e quando sbarchi a
Gan sei completamente stordito ancora prima di cominciare la crociera. Alla
fonda, davanti a un bel praticello all'inglese, contornato dalla spiaggia
con le palme contorte quasi ad accarezzare il mare, il 'Kudi Boli' ci
aspetta, pronto alla partenza. Questa barca a motore di18 metri, costruita
alle Maldive, può ospitare 9 persone e come 'tender' ha un 'dhoni',
il tipico gozzo delle isole, comodissimo per effettuare le immersioni.
Partiamo dunque per la prima meta: il relitto di una nave affondata durante
la colonizzazione inglese. Dal largo è ben evidente l'apporto fornito
dagli europei, poiché tra le cime delle palme spuntano altri alberi
non originari di qui, ma molto probabilmente importati dall'India.
Le isole che compongono l'atollo, inoltre, sono tutte unite da una serie
di ponti su cui passa una strada agibile con le auto che, malgrado la
comodità, ha avuto come grave conseguenza di limitare una gran
parte del ricambio d'acqua nella laguna interna. In alcuni punti, per
questo motivo, hanno prolificato le alghe e sono diminuiti i coralli,
specialmente nei pressi del capoluogo; ma basta allontanarsi un po' e
l'abbondanza di pesce ritorna prepotentemente. Navigando nella laguna
siamo stati accolti da un grande gruppo di delfini che ci hanno accompagnato
per qualche miglio: il mare intorno ribolliva per poi esplodere quando decine
di questi gioiosi animali - saranno stati più di un centinaio -
saltavano attorno.
La nave affondata consente una suggestiva immersione, anche se l'acqua
non è limpidissima, per la ricchezza di vita che le brulica intorno.
Grandi formazioni coralline la stanno ricoprendo lentamente e sono l'ideale
per osservare e fotografare particolari interessanti. Nuvole di minuscoli
pesci avvolgono il relitto e scompaiono improvvisamente nelle fessure al
nostro avvicinarci.
La caratteristica che più colpisce in questa parte meridionale
dell'arcipelago è la presenza di grandi gorgonie, abbastanza rare
altrove. Se ne vedono tante insieme sugli angoli delle 'kandu' più
profonde. Ma dal punto di vista subacqueo le sorprese maggiori le abbiamo
avute a Fua Mulaku, un'isola a una trentina di miglia a Nord-Est di Addu.
Quest'isola, una delle più grandi delle Maldive, è l'unica
a non avere una barriera corallina di protezione ed esce dagli abissi
quasi nel mezzo del canale equatoriale. Ovviamente, non avendo una
laguna interna, l'ancoraggio è possibile solo con il bel tempo
durante il monsone di Nord-Est, mentre durante il resto dell'anno sarebbe
pericoloso non avere un riparo ai capricci dell'oceano. Diamo fondo, quindi,
sul lato più sicuro, a oriente, dove un largo bassofondo assicura una
buona presa per l'ancora; anche le barche dei pescatori sono tutte qui,
in fila lungo la spiaggia. Attraverso le palme si scorgono i muri di materiale
corallino delle abitazioni e dalla riva un gruppo di bambini viene a giocare
sottobordo, spingendo a nuoto un gommoncino giocattolo arrivato chissà
come. Mi viene in mente che gli abitanti di queste isole felici hanno il
mare nel sangue, fin da bambini sguazzano nell'acqua e hanno un rapporto
con il mare che li porta a divenire dei bravissimi marinai e pescatori.
Fin quando non arrivano le usanze di noi europei, o mezzi come la televisione,
la radio e altri segni del benessere, come già accade nelle isole
vicine alla capitale, la tradizionale arte di sopravvivere vivendo solo
di pesce, di pochi vegetali, a contatto con l'oceano e le barche, è
salva. Osservando i bambini inseguirsi nell'acqua azzurra ci si chiede
quali siano le origini di questo popolo 'marino', in una zona così
lontana da altri famosi 'navigatori'. Sia le coste africane che quelle
indiane non sono famose per tradizioni marinare, come anche il Golfo del
Bengala, le Seychelle o lo Sri Lanka.
Da dove vengono i maldiviani? E' una
domanda che si sono rivolti in molti, non ultimo perfino Thor Heyerdahl,
l'eroe del Kon Tiki, da sempre appassionato delle grandi trasmigrazioni
di popoli nei tempi lontani. Diverse campagne di studi lo hanno portato
in giro per l'arcipelago a ritrovare numerosi indizi del passato, tanto
da esporre una nuova teoria, descritta nel suo libro "Il mistero delle
Maldive", edito da Mondadori. Secondo il norvegese, prima dei musulmani
le isole erano abitate dai buddisti e prima ancora da una civiltà
induista legata all'India. Ma ulteriori tracce di un misterioso popolo,
chiamato i Redin, sono venute alla luce, insieme a simboli solari, piramidi
di origine mesopotamica, sculture di leoni e buoi. Templi orientati
astronomicamente verso il sole, tecniche di costruzione in comune con la
Mesopotamia, gli Ittiti, i Fenici di Lisso in Marocco e perfino l'Isola di
Pasqua, nozioni di navigazione e costruzione di imbarcazioni, probabilmente
di canne, in comune con i Sumeri, i Fenici, fin all'antico Perù, e
la prua e la poppa dei dhoni invece che ricordano l'antico Egitto: un gran
rompicapo per gli archeologi, che sono tuttavia d'accordo sul fatto di
essere di fronte alle prove che già qualche millennio prima di
Cristo gli oceani erano percorsi da antichi navigatori. Le Maldive erano
evidentemente in una posizione di crocevia, fin dalle prime navigazioni
transoceaniche, e il canale equatoriale, "un'autostrada nel mezzo dell'oceano"
come lo definisce Heyerdahl, era la via seguita da chi si orientava con gli
astri. Fua Mulaku si trovava proprio lungo questa rotta, e offriva inoltre
acqua dolce e frutti. E' evidente che fu una delle prime isole a essere
colonizzata, e vi si innalzarono anche degli alti cumuli di pietre, chiamati
"hawitta" per poterla scorgere da lontano. Recenti scavi hanno portato alla
luce i resti di un tempio e un bagno cerimoniale preistorico con una scala
megalitica. I musul mani lo avevano distrutto per usare le lastre di pietra
lavorate come lapidi o per costruire una modesta moschea. Comune a tutto
l'arcipelago è l'aver usato vecchie pietre intarsiate ma "pagane"
come materiale da costruzione, e non è raro trovare nei muri delle
abitazioni un pezzo con dei disegni in rilievo. Nel mezzo del bagno avevano
costruito un pozzo per l'acqua dolce ad uso della moschea: lo si può
osservare facendo un giro per il villaggio.
Il mare intorno a Fua Mulaku è strano se si è abituati
alle barriere coralline degli altri atolli e a immergersi nelle "kandu".
Il fondale qui digrada rapidamente dalla spiaggia, formando pareti di
corallo prive di grande interesse, ma dove è visibile un gran
numero di pesci di passo. Nei pressi della punta settentrionale uno
stranissimo giro di correnti alza dalle profondità oceaniche
una fredda acqua che evidentemente è graditissima ai pesci pelagici:
tonni enormi sfilano lungo la parete, branchi di carangidi arrivano
all'improvviso con i loro guizzi argentei, una cernia gigante fa capolino
da una grotta profonda e una manta ancor più grande si libra su di
noi, insieme ad alcuni maestosi squali martello. Che seguano anche i pesci
il canale equatoriale? E pensare che i pochi fortunati che sono riusciti
a fare una puntatina all'atollo di Sudaviva, subito a Nord del canale,
son tornati con racconti di visioni ancora più favolose, di un mare
dalla ricchezza incredibile. Vale dunque la pena di volare fin quaggiù
e girovagare in barca in mezzo a queste isole ancora intatte, a contatto
strettissimo con la natura. Vivendo in barca, infatti, si gode della piena
libertà, si vedono posti e si scende su punti di immersione sempre
nuovi. La vita a bordo è confortevole e piacevole, e anche chi non
è interessato ad andare sott'acqua può comunque apprezzare
la bellezza di questo paradiso tropicale dai colori forti e dal clima mite.
Ottima la cucina di bordo che, oltre al pesce pescato alla traina e al
bolentino, non disdegna la pasta, preparata a dovere dai cuochi maldiviani.
Così, le giornate si susseguono velocemente mentre si vive a contatto
di un mare meraviglioso, generoso di incontri emozionanti con le sue creature.
Per tutte basta ricordare la volta - era una delle ultime immersioni - che
uno squalo balena mi è sfilato davanti, accompagnato da dei bei
carangidi che gli giravano intorno, e subito dopo un pesce vela è
comparso dal blu, volteggiando e riscomparendo da dove era venuto,
lasciandomi stupefatto.
Stupore, che è poi l'impressione che si rinnova al momento della
partenza, quando per l'ennesima volta le ruote dell'aereo si sollevano
e sul finestrino, quasi come su uno schermo, scorrono le immagini di
un mare scintillante di infinita bellezza.
NOTIZIE UTILI
Il viaggio
Specializzata da più di dieci anni nel
charter alle Maldive,
la Seafari Adventure Club organizza crociere alla scoperta degli atolli.
La flotta è composta da varie barche, tutte a motore, ognuna con
il suo dhoni di appoggio per le escursioni e le immersioni. E' disponibile
a richiesta anche una barca attrezzata per la pesca d'altura. L'itinerario
viene di volta in volta deciso con il comandante e l'accompagnatore a bordo;
solitamente si può fare un giro degli atolli nella fascia centrale
dell'arcipelago, ma, come nel caso del servizio alle pagine precedenti,
si può andare negli atolli più lontani. Bisogna dunque
informarsi di volta in volta sulla locazione delle barche.
Il clima
Per merito della posizione equatoriale il clima delle Maldive
è sempre molto dolce, con temperature esterne sui 30 gradi, mitigate da brezze
leggere, mentre l'acqua, intorno ai 27 gradi, permette di immergersi con
una muta leggera; le piogge sono di solito di breve durata e ben presto
il sole torna a splendere. Il monsone di Nord-Est, da novembre a maggio,
porta un clima più secco, mentre l'altro, che soffia dalla parte
opposta, è più umido e piovoso.
Normalmente l'oceano è calmo e le navigazioni sono sempre piacevoli.
Se dovesse montare il mare, passando all'interno degli atolli e ancorandosi
nelle lagune delle isole si evita completamente qualsiasi problema di onde,
consentendo di stare tranquilli anche a quelli che soffrono il mal di mare.
Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a: Seafari Adventure Club
Tour Operator
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