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LA CARENA TONDA
Come ho già detto nel precedente articolo, se i dati del problema progetto (volume, peso, velocità) sono tali da indicare, da un punto di vista idrodinamico, la scelta della carena tonda, il progettista di una nave deve avere i seguenti fondamentali obiettivi:
Si deve fare attenzione a non equivocare e/o ritenere quanto meno ovvia, se non oziosa, la precedente affermazione. "Soddisfare la richiesta" significa procedere con equilibrio, proporzionare con giusto respiro, calcolare con i dovuti margini di sicurezza. "Minore dislocamento possibile" è il compromesso tra le varie esigenze, spesso contrastanti, poste dal tema, senza che da questo compromesso risulti un impegno di volumi e di macchinari che male, o nulla, servono a soddisfare le richieste del tema stesso.
La previsione del comportamento idrodinamico di una nave presenta ancora oggi notevoli difficoltà. La scelta della carena per la nave in progetto può essere eseguita con diversi metodi. Facendo ricorso a carene delle Serie Sistematiche (vedi Fig. 1) sperimentate da alcune Vasche Navali come:
Con disegno diretto della stessa, facendo ricorso a sistemi matematici, come l'analisi di regressione. Si ricorre a questo metodo quando bisogna risolvere un problema molto particolare o non si può fare riferimento a una carena affine. In questo caso, tuttavia, è quasi necessario, certo dipende dall'abilità del progettista, partire da una serie sistematica.
Facendo ricorso a carene di navi già esistenti e riportandole al dislocamento e alla lunghezza desiderati. Cercherò di spiegare in modo semplice la resistenza residua o d'onda, ricavata con i precedenti metodi. Un corpo che si muove sulla superficie indisturbata dell'acqua produce un sistema d'onde. Questo sistema è generato dal campo di pressioni intorno al corpo e l'energia posseduta dalle onde è ceduta dal corpo stesso. Questo trasferimento di energia, dal corpo al sistema circostante, genera una forza di direzione opposta a quella del moto, che è appunto la resistenza d'onda.
I bulbi di prora (vedi Fig. 7), poiché modificano gli angoli di penetrazione e la distribuzione del volume, rappresentano un efficace mezzo per ridurre la resistenza d'onda. Perciò il sistema d'onde proprio del bulbo interferisce con il sistema d'onde proprio della nave. La posizione in senso longitudinale del bulbo definisce la fase dell'interferenza, mentre il volume determina l'ampiezza del suo sistema d'onda. Una determinata forma di carena con bulbo è ottima soltanto nelle condizioni di progetto. Di norma, a bassa velocità l'effetto del bulbo è negativo, mentre con l'aumentare del numero di Froude (Fn) diventa positivo e aumenta fino a un valore massimo, da questo punto in poi, per Fn che tende a infinito, l'effetto del bulbo tende a zero. Perciò la decisione favorevole o contraria all'adozione del bulbo dipende dall'analisi dei costi e dei benefici. Tuttavia si può affermare che, solitamente, una buona forma idrodinamica di una carena con moderata formazione ondosa non richiede la presenza del bulbo, mentre questa è necessaria in presenza di una notevole formazione ondosa dovuta al cattivo "avviamento" delle forme di carena. Ovviamente per "avviamento" non s'intende quello geometrico ma quello idrodinamico. Infatti, se l'avviamento geometrico fosse bastato, il computer, con i programmi di avviamento delle carene, avrebbe risolto tutti i problemi. Ma purtroppo un buon avviamento idrodinamico dipende dalla bravura e dall'esperienza del progettista o dello specialista in architettura navale (materia che riguarda lo studio della statica e dinamica di un galleggiante). Infatti, l'avviamento delle forme crea delle componenti di pressione e depressione agenti sulla carena, che generano un innalzamento oppure un abbassamento del livello dell'acqua, quando il valore della pressione subisce una variazione positiva oppure negativa. Le linee d'acqua che delimitano il bulbo verso prora devono avere un profilo idrodinamico ben avviato, per evitare la separazione dei filetti fluidi. La parte superiore del bulbo deve essere ben raccordata con il corpo della nave in modo tale che l'acqua, scorrendo sopra il corpo del bulbo stesso, possa interferire in modo favorevole con l'onda residua di prora. Per ogni carena con bulbo esiste una condizione ottimale, corrispondente a una velocità che si può determinare sperimentalmente. Da tutto ciò è evidente che l'influenza del bulbo non deve ritenersi limitata alla formazione ondosa di prua, ma che si estende alla cosiddetta resistenza di separazione o di forma, cioè la resistenza di tipo viscoso che, assieme alla resistenza d'onda, è inglobata nel termine resistenza residua, comprendente la resistenza viscosa di pressione, la resistenza dovuta a vortici, cavitazione ecc. Inoltre, un bulbo opportunamente avviato, per le sue elevate caratteristiche di smorzamento, riduce in maniera sensibile le accelerazioni di prua dovute al beccheggio e quindi incide positivamente sulla tenuta al mare. La scelta ottimale di una carena tonda dipende dalla capacità del progettista nel realizzare il miglior compromesso tra peso, volume e velocità. |
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