English version ENGLISH    Homepage HOME
  INFO BARCHE VIDEO USATO BROKER CHARTER PORTI METEO SHOP FORUM LINK
Superyacht
cerca nel sito
 
OnLine
  SPONSOR :: SCUOLA VELA SIBARI 

SUPERYACHT #505
Maggio 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Stefano Beltrando
Foto di Paolo Venanzangeli e Julian Hickman

Stefano Beltrando, della Q.I.Composites, si occupa di analisi non distruttive su strutture in composito, in modo da verificarne la qualità e la sicurezza. In questo ambito ha personalmente partecipato a numerosi dei principali progetti agonistici e non degli ultimi 4 anni

SUPERYACHT A VELA
SOLUZIONI PER IL RIGGING

Pare che ultimamente fioriscano ovunque progetti di imbarcazioni sempre più grandi, che non per questo direi tecnologiche, in quanto restano "semplicemente" imbarcazioni di grandi dimensioni.

Infatti la tendenza che si osserva ultimamente è di far crescere le dimensioni delle imbarcazioni e di conseguenza degli alberi, senza però sviluppare necessariamente la tecnologia costruttiva o i materiali, come per esempio accade sugli open 60 o sui "tri" 60. La risposta è semplice, ovvero le grandi dimensioni portano con sé grandi carichi, grandi rischi e soprattutto grandi costi. Tali progetti, pertanto, tendono a sviluppare filosofie più conservative, visto che il disalberamento di un 50 metri porta a delle conseguenze sicuramente più catastrofiche rispetto a un day boat. Per fare un esempio, si pensi che il nuovo superyacht Mirabella ha il fasciame impregnato con resina vinilestere, ovvero una resina che non viene neanche più impiegata sulle derive, che favoriscono la più performante resina epossidica. D'altro canto è molto più facile trovare operatori abili a lavorare la vinilestere così come sono minori i rischi di errore o di polimerizzazione.

Passando agli alberi, possiamo pensare che oggi quando si parla di mega/maxi yacht non c'è praticamente più l'imbarazzo della scelta per quanto riguarda i materiali, in quanto il carbonio è praticamente l'unico materiale in grado di sostenere gli enormi carichi ai quali verrà sottoposto, senza per questo risultare eccessivamente pesante. L'alluminio resta impiegato nei casi in cui la tradizione ha il sopravvento, come in Olanda o Germania, e comunque mai per imbarcazioni per le quali la performance non è tra i primi obiettivi da raggiungere.

Assodato che la fibra di carbonio resta il materiale principe, bisogna enunciare un altro assioma ovvero, non esistono praticamente più alberi realizzati senza l'uso del vuoto o meglio ancora dell'autoclave. Infatti, l'alto numero di strati che costituiscono un albero non può assolutamente accettare la semplice compattazione manuale, in quanto si avrebbe una quantità di vuoti inaccettabile, tale da rendere vano l'uso del carbonio.

Si consideri a tale proposito che lo spessore minimo di un albero da maxi è di circa 5 mm mentre il maggior spessore per un superyacht può essere anche di 80 mm; sapendo che lo spessore medio di uno strato di preimpregato compattato con il vuoto è di circa 0,4 mm, si deduce che nei due casi proposti il numero di strati laminati andrà da 12 a 200!

Il maggior problema che, quindi, deve essere affrontato dagli "alberai" è come riuscire a far aderire perfettamente tutti questi strati, gli uni agli altri, anche perché a complicare le cose vi è la geometria dell'albero stesso che non solo ha mediamente un profilo ellittico ma in alcuni casi ha angoli che arrivano ad essere di 90°, con la conseguente difficoltà di flessibilità dei tessuti che si oppongono alle pieghe.

Pertanto, pur avendo ottimi prodotti con la tecnica del vuoto, il sogno dei costruttori è quasi unanime: l'autoclave. Tale strumento, permettendo una pressione sul laminato di 3 - 5 bar, garantisce la maggior compattazione possibile.

Ci terrei a sottolineare un aspetto fondamentale: ottimi laminatori, in possesso di una corretta procedura di costruzione, che impiegano il vuoto, faranno sicuramente un ottimo prodotto; mentre non si può dire la stessa cosa di un'autoclave nelle mani di improvvisati costruttori. In quanto se a priori il laminato è ben disposto, il vuoto sarà sufficiente a dare la corretta compattazione, quando invece 50 strati mal coesi saranno inamovibili anche all'autoclave più performante.

A questo punto spetta una panoramica alla fase di polimerizzazione della resina, passo contemporaneo o, in alcuni casi, successivo alla compattazione degli strati. Quasi tutti ormai portano il laminato a temperature che superano i 70°C fino, in alcuni casi 140°C; la ragione è quella di garantire la totale reticolazione della resina e, allo stesso tempo, spingere verso l'alto le prestazioni della resina che vanno di pari passo con la temperatura di reticolazione.

Resta il problema che un albero da 30 a 70 m per essere portato a 70°C ha bisogno di qualcosa di più di una tenda riscaldata. Il problema viene risolto con tre metodi

  1. stampo riscaldato da circuito d'olio o resistenze elettriche (raro)

  2. forno riscaldato ad aria calda che ingloba lo stampo (più diffuso)

  3. forno scorrevole che un pò alla volta "cuoce" tutto l'albero (nei casi di alberi di dimensioni superiori ai 50m)

La costruzione dell'albero di Mirabella ha fatto sperimentare un nuovo metodo, che prevede l'applicazione di pannelli flessibili allo stampo, percorsi da spire elettriche che si riscaldano se percorse da corrente. Una volta sgusciato l'albero dallo stampo inizia la parte più lunga ovvero quella che prevede l'applicazione di "fitting", rinforzi, e l'esecuzione di fori o intagli che serviranno ad ospitare sartie, drizze, cavi e crocette. In molti casi prima dell'esecuzione dei fitting bisogna provvedere all'assemblaggio delle parti dell'albero stesso, in quanto spesso l'albero non viene realizzato in un solo pezzo ma può essere costituito da una parte anteriore e una posteriore, oppure lato destro e sinistro, finanche parte alta, media e bassa. In tutti questi casi risulta ovviamente necessario riunire tutti i pezzi ed essere certi che tali giunzioni non appesantiscano la struttura ma anche che non rappresentino punti di debolezza.

Tale operazione può essere svolta sia mediante incollaggi delle parti sia per incollaggio e imbullonamento, oppure incollaggio e successiva laminazione di rinforzi. È superfluo dire quanto sia delicata questa operazione che spesso rappresenta una delle cause di maggiore "preoccupazione". In realtà tutte le problematiche da me riscontrate relativamente alle giunzioni, non sono mai state pregiudicanti per la struttura.

Attualmente le più importanti soluzioni congegnate per il design degli alberi sono state il "millenium rig", inventato dai Neozelandesi durante la coppa del 2000, che sostituiva due crocette con altrettante intersezioni delle diagonali all'interno dell'albero, e il sistema denominato AerorigT, il quale prevede l'uso di un albero a profilo alare privo di sartiame, rotante sul proprio asse, munito di boma per la randa e per il fiocco. Al di fuori di queste due soluzioni non si è visto niente di nuovo in quanto negli altri casi ci si limita a fare alberi sempre più grandi ma senza vere rivoluzioni progettuali. Si cerca di limitare il peso, semplificare alcuni elementi, primo fra tutti l'uso delle sartie volanti, ormai pressoché estinte dai maxi in su. Alberi di altezza superiore ai 30 metri danno modo di osservare ogni giorno quali possano essere le conseguenze inaspettate, ma anche il fascino, portato dal desiderio di gigantismo. Per fare un esempio si immagini che il peso di una drizza di testa d'albero di Mirabella è maggiore dell'eventuale operatore che debba fare una normale ispezione del rigging.

Schema millenium rig
Il millenium rig, che si proponeva di essere la scelta "finale" per ogni maxi, si è poi molto ridimensionato in quanto l'affidabilità di un maggiore numero di crocette non viene sostituita dagli incroci delle diagonali, e resta inoltre il fatto che la corretta regolazione di tali alberi richiede sicuramente più tempo e personale molto esperto.

Schema aerorig
In pratica l'albero viene ruotato a seconda dell'angolo di incidenza del vento e allo stesso tempo si espongono la randa e il fiocco secondo l'angolo ideale. Il vantaggio è al tempo stesso aerodinamico e di praticità di manovra, in quanto l'unica regolazione che resta è quella della rotazione dell'albero, risultando quindi abolite le scotte di randa e fiocco. Inoltre, nelle andature portanti il fiocco si trova in una situazione privilegiata rispetto all'armo tradizionale, in quanto non viene a trovarsi sottovento alla randa ma parimenti esposto al vento. Sono stato personalmente coinvolto in un progetto denominati "Erika", in Olanda, in cui l'armo prescelto per un'imbarcazione in alluminio di 47 m è stato proprio un aerorig di circa 51 m di lunghezza. In tal caso l'albero è stato realizzato in due parti, una posteriore e una anteriore, e va detto che durante il controllo della parte anteriore, le dimensioni della stessa permettevano di passeggiare tranquillamente all'interno del laminato, essendo egli molto più simile a uno scafo che a un consueto albero messo su due cavalletti. Nell'intento dell'armatore c'è il desiderio di realizzare un'imbarcazione capace di soddisfare il suo desiderio di lunghe navigazioni con equipaggio ridotto alla famiglia, e quindi con un piano di coperta quanto più semplificato.


- - -
Copyright © 1995-2008 Nautica Editrice S.r.l. - V. Tevere 44, 00198 Roma, tel 068413060, fax 068543653, PI 00904971009
Nautica On Line ® è iscritta nel Registro della Stampa presso il Tribunale di Roma il 19/12/1995 al n. 620 e il 7/07/2003 al n. 302
Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale senza il consenso scritto dell'editore
Design: Paolo Ciraci. Altri siti: nauticalweb | pagine azzurre | pagineazzurre mobile | eurometeo | eurometeo mobile | meteomed | olympic

 
  Homepage
Mappa del sito
Inserzionisti
Contatti