English version ENGLISH    Homepage HOME
  INFO BARCHE VIDEO USATO BROKER CHARTER PORTI METEO SHOP FORUM LINK
Superyacht
cerca nel sito
 
OnLine
  SPONSOR :: NAUTICA POLESANA 

SUPERYACHT #509
Settembre 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Lino Pastorelli

HI-TECH DAL PASSATO
La costruzione di un grande
albero in legno

Nella rada di Villefranche, un paio di chilometri a Est di Nizza, i Savoia insediarono, prima del 1700, un' importante base navale: cantieri, fortezza, porto, darsena con bacino di carenaggio, caserme, ospedale, cimiteri. La sicurezza degli ormeggi consentiva di tenere la flotta protetta da tutti i venti, mentre in terra si costruivano e riparavano le galere che permettevano a Vittorio Amedeo II di controllare le rotte commerciali dell'Alto Mediterraneo.

 

Scheda tecnica alberatura del Merrymaid 1904
Albero (Lower Mast) m 22,40 Douglas
Alberetto (Top Mast) m 12,40 Sitka Spruce
Boma (Boom) m 20,00 Sitka Spruce
Picco della randa (Gaff Mainsail) m 12,70 Sitka Spruce
Picchi controranda (Gaff Topsail) m 8,80 m 11,20 Sitka Spruce
Bompresso (Bowsprit) m 10,00 Douglas
Tangone (Spinnaker Pole) m 11,00 Sitka Spruce
Crocette (Spreader) Frassino
Quantitativo totale di legno necessario mc 15

 
Il sito oggi è ancora ben conservato; fuori del "magico" perimetro imperversano edilizia e turismo, le navi da crociera in rada riversano migliaia di persone attraverso la stazione marittima, ma qui dentro il tempo si è un pò fermato, anche se le fregate in bacino sono state sostituite da eleganti Swan o possenti Mangusta. In uno di questi forti, proprio dove i piemontesi conservavano i remi, gli alberi e gli armamenti delle loro navi, Gilbert Pasqui prosegue da anni il mestiere ereditato dal padre Mario: riparare, costruire, restaurare barche in legno; pochi mesi fa ha festeggiato il suo 40° anno di attività con una grande festa e una regata informale tra i suoi clienti nonché amici: Tuiga, Moonbeam IV, Lelantina, Keep Trust, Eilidh e un'altra decina di bei nomi. La "specialità" di Gilbert, anche se interviene disinvoltamente su ogni parte dello scafo, è la costruzione di tutto quanto riguarda l'armo: alberi, picchi, bompressi, boma, tangoni. Molte barche del circuito classico hanno rifatto qui l'albero spezzato, per aver osato un pò troppo con vento forte o, semplicemente, perché vecchio e usurato: Zaca a Te Moana, la grande goletta, Moonbeam III, un progetto Fife 15 m SI, Varuna, Havsörnen, Halloween, Emilia ecc..

L'altra parte di questa storia inizia a Gosport, di fronte all'isola di Wight, dove nel 1903 M.T.Hardcastle ordina a Camper & Nicholson uno scafo in grado di competere, e possibilmente vincere, contro i più blasonati rappresentanti del jet set velico di allora: Lulworth, Creole, White Heather, Valdora e lo yacht reale, il Britannia. Deve comunque essere molto solido e marino, oltre che veloce, capace di portare più tela possibile anche con tempi duri. Merrymaid, la barca in questione, viene varata il 30 aprile 1904; se non innovativa, per l'epoca era piuttosto moderna, dal dislocamento leggero - con 80 tonnellate per una lunghezza al ponte di 30 metri - e, rispondendo appieno alle aspettative di allora, naviga e vince; poi, attraverso i successivi armatori e alterne vicende, il suo armo viene cambiato dapprima in ketch aurico, da cutter che era, poi, nel 1920, di nuovo a cutter ma inalberando una enorme randa Marconi, primo armo bermudiano in Inghilterra. Nel dopoguerra Merrymaid conosce il destino di molti grandi yacht: una lunga pausa, in questo caso sul Blackwater River nell'Essex, evitando fortunatamente la demolizione e il saccheggio, fino all'incontro con un nuovo proprietario e poi il necessario restauro. Curatore di questa impegnativa operazione è Philip Lechevalier, manager e comandante per molti anni del Moonbeam III. Merrymaid è stato portato a Seine sur Mer, nella baia di Tolone, ai cantieri IMS dove, seguendo i piani d'origine recuperati al Greenwhich Maritime Museum, ogni dettaglio è stato ricostruito conformemente al progetto del 1904. Il restauro ha visto una sostituzione di parte del fasciame in teak, circa il 20%, alcuni madieri in acciaio zincato, il rifacimento del ponte, una buona metà di sovrastrutture e interni, e del timone; in ottimo stato la chiglia, ordinate , ruota di prua e dritto di poppa; giunti al rifacimento dell'alberatura, la scelta dello specialista non poteva che essere il cantiere di Villefranche dove, già nella primavera dello scorso anno, opportune cataste di tavoloni erano state impilate sotto le vecchie volte in pietra. La costruzione di un albero in legno è il susseguirsi di una serie di scelte; intanto che tipo di velatura, se aurica o bermudiana, e quali prestazioni si vogliono; quanto a questo ci si rifà alle specifiche originarie della barca, cioè velocità ma anche sicurezza e, quindi, visto che un investimento del genere deve navigare a lungo piuttosto che guadagnare dieci secondi sul Britannia, sarà un'attrezzatura molto robusta, pur rispettando ogni accorgimento per essere leggera. Quanto alla scelta del legname, essa è quasi obbligata: l'armo aurico prevede un albero vero e proprio per la randa e un alberetto separato, fissato con ferramenta a quello principale, per sostenere la controranda con relativi picchi. Per la parte bassa, caricata oltre che dalla vela anche dal sartiame, occorre che il legno abbia buone caratteristiche di resistenza a svergolamento e compressione: il primo e unico ordine di crocette è praticamente in testa d'albero, in quanto l'alberetto non è strutturale e la randa sale inferita sui canestrelli, quindi, l'insieme deve essere assolutamente rigido. A tal proposito si noti nei disegni la differenza tra la sezione di un albero per armamento aurico ( dis.n°1) e uno per randa Marconi (dis.n°2); nel secondo caso, in virtù dei diversi ordini di crocette concepiti per dare rigidità e flessione, accompagnando il profilo della vela, gli spessori del legno sono molto più contenuti, con relativo guadagno di peso; qui il legno privilegiato è il prezioso Sitka Spruce, leggero ed estremamente resistente alla flessione. Nel caso dell'albero aurico, invece, la sezione è massiccia e la cavità interna molto ridotta: in questo caso l'essenza di elezione è l'abete di Douglas, Pseudotsuga douglasii, "pin d'Oregon" per i francesi. Abbiamo chiesto a Giovanni Magnino, titolare della Magnino Legnami di Alessandria e fornitore della maggior parte dei costruttori navali tra cui Gilbert Pasqui, qualche notizia su queste indispensabili materie prime".il douglas e lo spruce che ho fornito per il Merrymaid provengono dalla British Columbia, dove scelgo personalmente le piante, e sono rimasti qui da noi a stagionare naturalmente per almeno cinque-sei anni, come tutti i nostri legnami. Sono classificati dall'apposito ente americano come "Spar and Mast", cioè adatti per alberi e attrezzature di bordo; questo vuol dire una alta densità dei cerchi di accrescimento, unita a una regolarità nella tramatura degli stessi, garanzia di caratteristiche elevate e omogenee. Il peso si aggira, per il douglas stagionato, sui 530 kg/mc e l'umidità a cui è consigliabile lavorarlo attorno al 12%. Lo stesso dicasi per l'abete di Sitka o Sitka Spruce, molto più leggero, circa 430 Kg/mc, e costoso del douglas, le cui qualità gli potrebbero permettere addirittura di essere usato per le pale degli elicotteri." Merrymaid avrà quindi il bompresso e l'albero in douglas, rigido e autoportante; un alberetto in Sitka Spruce, Picea sitchensis, più leggero e flessibile, e, dello stesso legno, i picchi di randa e controranda, boma e tangone. La procedura di costruzione è uguale, a rescindere dal legno usato: tavole tagliate radialmente e incollate, con la venatura disposta considerando il senso di maggior sforzo. È ancora Magnino a spiegarci la genesi delle colle usate: ".dopo le colle caseiniche di derivazione animale, del primo '900, sono comparse le colle resorciniche, di buona tenuta e probabilmente ancora adatte a lavori di questo tipo; ne limita l'uso nelle lavorazioni a vista il color rosso scuro, mentre le cosiddette colle "ad acido", tipiche degli anni '50-60, si sono evolute in queste resine epossidiche bicomponente, dalla presa incredibile se usate su legni secchi a sufficienza". Le lunghe teorie di "sergenti"per pressare le liste incollate sono una costante nel panorama del cantiere; dopo qualche giorno a temperatura tra i 20 e i 30 gradi per una catalizzazione ottimale, tolti i morsetti, si iniziano le operazioni di piallatura per portare alla forma tonda l'albero: una sequenza di passaggi attraverso poligoni sempre più complessi per arrivare al cerchio di diametro 420 mm, previsto dal progetto; solo la parte tra il paramezzale e la mastra del ponte, rimane ottagonale per un'altezza di circa 3,30 metri, mentre la cavità interna si arresta a mezzo metro dal fondo: nella scassa solo legno massiccio. Questa operazione, fatta manualmente, prima con strumenti elettrici e poi con la pialla a mano (le "rabot"), è appannaggio esclusivo di Gilbert o del suo braccio destro, Salvatore; troppo delicata per affidarla alla spensierata interpretazioni degli apprendisti: una passata un pòenergica e l'albero diventa sinusoide! Ai giovani compete, al massimo, la scartavetratura, inizialmente a mano, con lunghe bande di carta abrasiva dalla granatura sempre più fine, poi a levigatrice. Chiedo a Pasqui il peso di questo albero : ".18 quintali, ancora grezzo, cioè tutte le quattordici liste incollate, senza stondatura, su un'altezza di 22,40 metri; poi finito sarà circa 13 quintali; a questo verrà aggiunto l'alberetto in spruce, alto 12,4 metri che pesa.". Non riesce a finire la frase: una scolaresca in visita irrompe nel cantiere, vociante ed eccitatissima nello scoprire questi alberi che crescono fuori dalle foreste.. Se i pesi appaiono esagerati, aquistano una loro logica osservando la carena del Merrymaid, come avviene qualche giorno dopo ai cantieri IMS di Seyne sur Mer, e i 31.000 kg di piombo che creano il momento raddrizzante della barca. Nei meandri di Villefranche, ora è il momento delle ferramenta: "testa di moro", collari per crocette, sartie, raccordi, ecc., sono costruiti in acciaio zincato e richiedono una serie di adattamenti, forature e incastri, necessari prima della verniciatura definiva: quattordici mani stese al ritmo di una al giorno, con il tempo tra una e l'altra necessario per l'essicamento e la carteggiatura. L'intera alberatura raggiungerà poi, via terra o forse su un battello, la baia di Tolone per essere montata a barca in acqua; per questa volta ci perdiamo lo spettacolo, vero tonfo al cuore degli armatori, del costoso manufatto lanciato in mare direttamente dal cantiere di Pasqui e trainato, magari a nuoto, alla gru della "Darse": è un privilegio che solo certi alberi molto lunghi hanno!


- - -
Copyright © 1995-2008 Nautica Editrice S.r.l. - V. Tevere 44, 00198 Roma, tel 068413060, fax 068543653, PI 00904971009
Nautica On Line ® è iscritta nel Registro della Stampa presso il Tribunale di Roma il 19/12/1995 al n. 620 e il 7/07/2003 al n. 302
Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale senza il consenso scritto dell'editore
Design: Paolo Ciraci. Altri siti: nauticalweb | pagine azzurre | pagineazzurre mobile | eurometeo | eurometeo mobile | meteomed | olympic

 
  Homepage
Mappa del sito
Inserzionisti
Contatti