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SUPERYACHT #513
Gennaio 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Fabio Petrone

DON GIOVANNI
Il rimorchiatore pulito

Lorenzo Da Ponte, librettista della famosa opera di Mozart, titolava la stessa come "Don Giovanni, il dissoluto punito". Passateci, quindi, l'irriverente parafrasi del titolo, estrema sintesi di una barca, il Don Giovanni appunto, nata come mezzo da lavoro e poi portata a nuova vita grazie a un restauro eseguito presso il cantiere Tecnomar di Fiumicino. Lì questo rimorchiatore di 30 metri, costruito nel 1964 a Kobe, in Giappone, è stato completamente ricondizionato e, soprattutto all'interno, trasformato in un lussuoso yacht da crociera, dall'estetica inconfondibile.

 

SCHEDA TECNICA
Lunghezza m 30
Larghezza m 7,85
Scafo e sovrastrutture in acciaio
Costruito nei cantieri Kanagawa a Kobe, in Giappone, nel 1964
Motorizzazione composta da 2 Nippon Hatsudaku da 1.050 HP, avviati ad aria compressa, che erogano la loro potenza a 300 giri/min
Propulsione affidata a due eliche a passo variabile, intubate in mantelli che fungono anche da timoni. Il loro utilizzo è asincrono, nel senso che gli organi di governo possono essere azionati in maniera indipendente, per un totale controllo del mezzo in manovra.

 
Negli ultimi anni si è verificato un cambio generazionale nella progettazione dei rimorchiatori. Sul mercato sono inoltre apparse nuove tecnologie capaci di modificare, nello specifico, le prestazioni di tali imbarcazioni, di recente generazione, grazie all'introduzione di nuove metodologie progettuali che hanno riguardato sia gli scafi sia i loro sistemi propulsivi. Per questo, parecchi rimorchiatori risalenti agli anni 60/70, che ben si prestano a una trasformazione dal commerciale al diporto, sono divenuti appetibili per una sempre più ampia fetta di mercato, ammaliata dalla loro estetica, dalla possanza della loro costruzione e dalla storia che questi mezzi portano in dote, fatta di navigazioni dure, imprese di recupero e salvataggio stile capitani coraggiosi ecc.. D'altronde, basterebbe fare un giro nei marina del Mediterraneo per rendersi conto di quanto questo "fenomeno" del refitting sui rimorchiatori sia diffuso: sono già parecchi quelli ricondizionati, fieri, nella loro essenza di inarrestabili barche da lavoro, e al contempo dotati di un allestimento che poco ha da invidiare rispetto a quello dei moderni superyacht tipo exploration, ma siamo anche certi di quanto questa tendenza sia ancora lungi dall'essere completamente espressa. Ciò è valido anche a livello nazionale dove, per altro, già esistono delle realtà che in poco tempo sono riuscite a qualificarsi come specializzate nella "cura" dei rimorchiatori d'epoca e che, proprio per le capacità dimostrate convertendo quello specifico tipo di navi da lavoro, vengono sempre più spesso contattate da potenziali armatori alla ricerca della loro barca "diversa". Un esempio emblematico è quello del cantiere Tecnomar di Fiumicino, alle porte di Roma, che in seguito allo splendido restauro dell'ormai famoso "Pietro Micca", rimorchiatore storico, del 1895, è divenuto un vero e proprio punto di riferimento per gli appassionati della materia. Dalle sue banchine lungo le sponde del Tevere, infatti, sono già salpati diversi rimorchiatori/yacht tirati a lucido che sembrano nuovi di pacca, compreso il Don Giovanni che presentiamo in queste pagine.

Vediamo, innanzi tutto, di ricostruirne la storia. Varato nel 1964 a Kobe, in Giappone, assieme a un'unità gemella poi venduta in Inghilterra, il Don Giovanni ha lavorato per anni facendo la spola fra Singapore e Abidjan, per il trasporto dei materiali necessari alla costruzione del porto della capitale della Costa d'Avorio, percorrendo quindi rotte impegnative per crociere che duravano tre mesi. In seguito, navigò fino in Inghilterra, con puntate anche in Mediterraneo, dove finalmente approdò a Cagliari.

"Nel 1979 - ci ha detto Giuseppe Costignola, che ha lavorato sul Don Giovanni per oltre 16 anni e che in seguito ne ha seguito i lavori di restauro - la Sarge Navi lo ha acquistato e portato a Napoli, per lavori di revisione e modifiche varie, un intervento durato praticamente un anno. A Salerno, nel 1980, la nave iniziò a lavorare per la costruzione del porto della città campana, trasportando cassoni di cemento provenienti da Napoli. Nello stesso periodo eseguì anche rimorchi per la Sardegna ed essendo il mezzo più grande della flotta dei rimorchiatori di stanza a Salerno, fu anche chiamato per una serie d'impegnativi interventi di salvataggio, tutti portati a termine con onore."

Memorabile quello effettuato nel 1985, quando il nostro rimorchiatore portò in salvo la "Gracechurch Star", una nave battente bandiera delle Bahamas, di 6200 tonnellate di stazza, rimasta in gravi difficoltà mentre navigava 100 miglia a Sud di Salerno.

Nel 1994 la storia del Don Giovanni giunse a un bivio. Dopo sei mesi di inattività, sempre a Salerno, la nave fu messa in disarmo, probabilmente destinata a tornare del semplice ferro, fino a quando, però, Pierpaolo Giua, della Tecnomar, la acquistò trainandola fino a Fiumicino proprio con il "Pietro Micca". Lì, sul Tevere, nel cantiere diretto da Emiliano Parenti, fu dato il via al suo restauro definitivo, il cui progetto è stato curato dall'architetto Antonello Pistoia assieme al comandante Silvio Caracci, già noti per aver seguito il refitting di "Monitor", probabilmente il primo rimorchiatore in Italia a essere stato trasformato in nave da diporto, una ventina d'anni prima.

Prima di iniziare i lavori, la nave fu oggetto di numerose valutazioni, al termine delle quali fu deciso di procede con due fasi ben distinte fra loro. La prima fu dedicata al controllo, verifica ed eventuale sostituzione di tutta la parte strettamente tecnica. Un lavoro complesso, da certosino potremmo dire, visto che l'input del nuovo armatore era stato quello di lasciare assolutamente inalterata l'estetica e l'essenza stessa del Don Giovanni, tale a come era stata disegnata dai progettisti giapponesi quarant'anni prima. Tutto, così, è stato controllato, revisionato oppure sostituito, includendo motori, organi di governo, impianti, fino alla sabbiatura completa dello scafo, operazione capace di ricondizionarlo completamente. La seconda fase, giunta dopo i sopralluoghi del RINA e dopo un'impegnativa serie di prove in mare, volte a testare la piena efficienza dello scafo in navigazione, riguardò esclusivamente gli interni. Ci vollero circa 10 mesi di intensi lavori per dare agli interni del Don Giovanni il loro aspetto attuale, con un layout articolato su tre cabine. Completamente ripristinato è stata anche l'enorme coperta in teak e tanti altri particolari per i quali Pistoia e Caracci, oltre all'estetica, hanno curato anche l'aspetto funzionale, in linea con gli standard più moderni. Ampio merito per il risultato ottenuto va, ovviamente, anche alle maestranze altamente qualificate che hanno lavorato a bordo di questo rimorchiatore, professionisti di grande esperienza, come il maestro d'ascia Giorgio Rossi, ma anche carpentieri, saldatori, tubisti, falegnami ecc., un'équipe di professionisti che con interventi mirati e non invasivi è riuscita a dare nuova vita a questa barca. Quindi, interni, esterni, bagni, soffitti, pavimenti e scale sono stati realizzati in teak, talvolta trattato lucido ma molto più spesso satinato, e poi pelle per i divani, stoffe preziose per i rivestimenti, e complementi d'arredo classici ma mai troppo sfarzosi. Dell'allestimento attuale fanno parte anche alcune "chicche" d'epoca, tipo l'orologio e la poltrona presenti in plancia, già a bordo della USS Springfield, un incrociatore americano varato al termine della seconda guerra mondiale, o il sestante Plath e il cronometro meccanico, che appartengono alla storia della marineria.

Per la cronaca, il Don Giovanni, nonostante la sua conversione al diporto, resta pur sempre un rimorchiatore e come tale non manca mai di rendersi utile in situazioni per altri difficili. Grazie anche alla piena efficienza restituita alla sua attrezzatura per il rimorchio, nell'agosto del 2002, nei pressi di Porto Cervo, la nave portò in salvo un'altra gloria del mondo nautico, il famoso yawl "Moonbeam" disegnato ai primi del secolo da William Fife Junior.


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