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SUPERYACHT #513 Gennaio 2005
Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici,
ultime notizie e novità dal mercato

Sommario

Annuario della nautica

Impressioni di navigazione

Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di Lino Pastorelli
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MOONBEAM IV
Chi è appassionato di yachting classico sa bene quanto le
barche di W.Fife abbiano tutte un comune denominatore, un tratto
che le distingue in lontananza, anche solo in silhouette, un
qualcosa che gli scafi di altri designer possono avere o anche non
avere, a prescindere dalla loro robustezza, velocità,
marinità, pur eccellenti, ma che i Fife hanno come costante
di sistema: l'eleganza, e per il piacere di chi ama queste linee
slanciate e pure, la scorsa stagione di regate un'altro Fife ha
raggiunto la flotta: Moonbeam IV.
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SCHEDA TECNICA
Architetto/Costruttore: W.Fife Junior 1914-1920
Armo: cutter aurico marconi
Lunghezza f.t.: m 32,10
Lunghezza al ponte: m 29
Larghezza: m 5,10
Pescaggio: m 3,90
Dislocamento: 75.000 Kg
Superficie velica (bolina): mq 507,69
Restauro: Myanmar Shipyard, Birmania, 1999-2001
Bandiera: britannica
Maggiori informazioni: www.moonbeam1914.com
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Già regata da anni in
Costa Azzurra il Moonbeam III, anch'esso progetto di W.Fife, e
questo può indurre a chiederci quale sia stata la genesi
della dinastia Moonbeam. In effetti essi appartennero tutti allo
stesso armatore, l'avvocato londinese Charles Plumtre Johnson,che
stabilitosi in Scozia, acquistò a fine '800 uno scafo
già progettato e costruito dal famoso architetto W.Fife, il
Moonbeam 1858; l'evoluzione delle sue esigenze nautiche, per lo
più crocieristiche, si concretizza in una seconda barca ,
costruita questa da White Brothers, nel sud dell'Inghilterra, su
disegno di Sheperd, con cui naviga fino a che il richiamo della
Clyde lo riporta al cantiere scozzese; Moonbeam III , chiamato "of
Fife" per distinguerlo dal precedente, viene varato nel 1903 e
nella prima stagione di vita percorre non meno di 5000 miglia!
Dopo il III, il IV, "of course"! Questa volta Johnson ordina una
barca non solo comoda per la crociera, ma anche veloce per
regatare, senza restrizioni di stazza ma grande per competere
nella Big Class; pronta già nel 1914, Moonbeam IV passa
lunghi anni in un hangar fino a quando nel 1920, rimarginate le
ferite del conflitto, George V annuncia ufficialmente la ripresa
delle attività di yachting riarmando il Britannia e
portandolo alla Cowes Week. L'esordio di Moonbeam IV è
eclatante: si aggiudica subito la King's Cup, performance che
ripeterà anche nel '23. Il passaggio ad un altro armatore,
Henry Sutton, segna anche un cambio di armo che diventa da aurico,
aurico-marconi , un ibrido dove la controranda invece di essere
armata con i propri picchi viene inferita sull'alberetto, che non
è disassato come avviene normalmente, ma in linea con
l'albero basso, con il risultato di avere più tela a riva e
più rigidità; di per contro occorre sempre qualcuno
sull'albero al momento dell'issata. La barca continua a correre
fino agli anni '30 nelle varie regate a handicap e a Cowes, sempre
con buoni risultati; nell'immediato dopoguerra la ritroviamo
armata a ketch in Mediterraneo, convertita per il cruising;
destino comune a tante consorelle, da Cambria a Candida, Astra,
Lulworth etc. Nel 1950, acquistata dal principe Ranieri di Monaco
e ribattezzata con il motto di famiglia, Deo Juvante, (con l'aiuto
di Dio), accompagna la lunga luna di miele del sovrano e di Grace
Kelly in giro per il Mediterraneo; è un armatore italiano,
il conte Scotti, a riportare nel 1960 la barca al nome d'origine,
dotandola anche di due nuovi motori e salvando, per quanto
possibile, gli arredi originali ; a questa ultima proprietà
segue un lungo periodo di declino, con il purosangue ormai
decadente e utilizzato per charter nell'Egeo dove lo trovano e lo
acquistano, nel 1995, John e Françoise Murray. A parte un
periodo iniziale in cui il grande ketch viene utilizzato senza
restauro alcuno, alle Régatés Royales 1996 per
esempio, si fa strada lentamente l'idea di un rifacimento
filologico; John Murray fa una scelta inusuale per un armatore
europeo, ma abbastanza logica per chi, come lui, conosce tutto il
mondo e sa navigarvi: per restaurare una barca in teak si va nel
paese che produce il teak, dove si può spuntare un
favorevole rapporto tra prezzo e lavoro e ,non ultimo, sia legno
che metallo (l'ossatura di Moonbeam è in acciaio), vengono
ancora lavorati manualmente, all'antica. Tre mesi dura il viaggio
da Antibes alla Birmania, senza gravi inconvenienti nonostante il
maltempo incontrato; al cantiere Myanmar Shipyard dopo uno
smontaggio completo, ci si rende conto di quanto lo scafo si sia
ben conservato: la copertura in rame dell'opera viva, sistema che
verrà riutilizzato, ha permesso il recupero di circa il
95% del fasciame, tavole in teak lunghe 18 metri, spesse 5
centimetri. Fissata l'ossatura metallica ad una struttura
temporanea per evitare ogni deformazione, a poppa vengono
sostituite diverse ordinate in acciaio; l'approvazione dei Lloyd's
sancisce la prosecuzione dei lavori che continua con la
sostituzione di alcune tavole del fasciame, piegate a vapore e
fissate con rivetti in bronzo, la posa dei bagli metallici e del
nuovo ponte in teak su fondo di cedro. Sulla base dei piani
dell'epoca viene ricostruito l'inconsueto armo aurico-marconi, con
sartiame e manovre realizzate negli USA e poi spedite in cantiere;
anche le vele sono identiche, salvo il materiale, a quelle del
'27. Per gli interni è stata conservata la disposizione
prevista da W.Fife ed una eguale sobrietà di arredo;
partendo da prua si trovano gli alloggi per l'equipaggio, la
funzionale cucina, il quadrato, un disimpegno con due cabine
contrapposte a letti gemelli e bagno privato e la cabina detta
"des dames" , dove due letti rialzati posti contro murata sono
separati da un comò e affiancati a due divani e a un
vanity; il bagno, piuttosto ampio, è dotato di vasca. Il
legno utilizzato è padouk birmano schiarito, ricavato da
uno stesso tronco per ragioni di omogeneità cromatica e
tirato a cera con le vecchie tecniche: il risultato è
spettacolare! Ovviamente sono stati aggiunti tutti i moderni
accorgimenti elettronici per la sicurezza della navigazione,
oltre che agli irrinunciabili frigoriferi, generatore,
condizionatore mentre i due Rolls Royce sono stati rimpiazzati da
un unico motore da 350 HP. Moonbeam IV , che suddivide le sue
rotte tra un charter di lusso e il piacere della navigazione
armatoriale è stata una delle star più ammirate dal
suo arrivo sul circuito delle regate lo scorso anno: i suoi arrivi
in boa, con il canto ritmato dei sette randisti per sincronizzarsi
e cazzare l'enorme vela, sono famosi; altre quattro persone alle
volanti basse, tre alle alte, cinque addetti alle vele di prua ,
skipper, tattico; una moltitudine insomma, con frequentemente
un'alta percentuale di belle ragazze, che lavora freneticamente
per far correre, e se possibile vincere, il vecchio "Raggio di
luna", ormai rinato nel fisico e nell'anima.
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