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SUPERYACHT #517
Maggio 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Lino Pastorelli

MARIETTE: A BIG SCHOONER

Argentario, Imperia, Porto Cervo, Cannes, St.Tropez, Palma : ecco gli scenari dove si può incrociare normalmente il grande schooner blu in regata, sempre con tutte le vele a riva, gli equipaggi tesi, lo skipper attento, l'armatore alla barra; questo in effetti contrasta un pò con l'idea che ci si fa attualmente delle golette viste come barche tranquille, molto marine ma senza grandi velleità di competizione; se invece si ritorna alla storia delle origini, nonostante la probabile nascita della goletta in Olanda attorno al XVII secolo, si ritrovano nell'800, sulla East Coast statunitense, flotte intere di schooners a correre sui Banchi di Terranova, non certo per diletto ma per arrivare primi sulle zone di pesca e ai mercati, e ancora sfide sportive tra golette broad and shallow dalle estremità sempre più fini e sempre più spinte ed invelate.

 

DATI TECNICI
Lunghezza fuori tutto: m 42,06
Lunghezza scafo: m 32,9
Lunghezza al galleggiamento: m 24,38
Larghezza: m 7,19
Pescaggio: m 4,80
Dislocamento: 183 tonnellate
Motori: 2 x 150 HP Caterpillar Diesel
Superficie velica: mq 749,80
Progettista: N.G.Herreshoff
Costruzione: Herreshoff Manufacturing Company/1915
Restauro: Cantiere Navale Beconcini/1995
e-mail: mariette@gepem.com

 
Se da un lato l'assillo della velocità e la conseguente estremizzazione di scafi e vele ha portato in quegli anni a rischiare barche ed equipaggi, ha anche creato il background da cui i grandi progettisti americani hanno tratto le linee delle loro golette, senza dimenticare che nel dna di questo armamento vi è l'orgoglio di aver creato il mito della Coppa delle cento ghinee: America, prima vincitrice nel 1851, era una goletta! Nat Herreshoff , di Bristol, Rhode Island, attingendo a tutto questo e alle sue esperienze di Coppa America ( sei scafi vincitori !) progetta agli inizi del '900 una serie di bellissimi schooners, marini e veloci per correre ma eleganti per rappresentare al meglio l'elevata posizione sociale dei proprietari: Mariette fa parte di questa flotta assieme alla sistership Vagrant, appartenente a Harold S. Vanderbilt, e al famoso Westward. Costruita per Frederick J.Brown, Mariette cambia dopo dodici anni armatore e nome diventando, lei, corsiera del mare, la Cleopatràs Barge; il lungo periodo con questo proprietario, Francis K. Crowninshield, termina con la seconda guerra mondiale quando per la barca, requisita dalla marina americana , utilizzata come guardacoste e poi venduta, inizia un inevitabile sunset boulevard che la porta, dopo trent'anni di charter e vagabondaggi, a rischiare addirittura la demolizione in un cimitero di relitti nel Mar dei Caraibi. La sua bellezza non passa certo inosservata all'inizio della nouvelle vague classica degli anni '80; recuperata e portata in Italia, la goletta ha il suo primo restauro ai Cantieri Beconcini di Spezia: buona parte degli interni, tra cui la famosa pannellatura originale in noce del salone, è in buone condizioni e pertanto recuperata mentre l'armo diventa staysail schooner, cioè con vele di strallo in luogo della randa di trinchetta, sicuramente più facile da gestire con equipaggi ridotti ma molto meno bello dell'aurico d'origine. Notata e acquistata nel '94 da Thomas J. Perkins, americano, già armatore di importanti barche moderne ma desideroso di misurarsi con i classici, Mariette ritorna da Beconcini per il restauro finale; se lo scafo in acciaio non pare aver risentito delle molte vicissitudini,il ponte in teak su bagli metallici è completamente da rifare ; l'impiantistica idraulica ed elettrica subisce un rinnovamento radicale, vengono installati due Caterpillar nuovi da 150 HP e l'attrezzistica del ponte, tutta in moderno acciaio inox, viene rifatta secondo i dettami e materiali dell'epoca. Per seguire questo impegnativo restauro è ingaggiato Tom Eaton, comandante di un' altra famosa goletta, il Puritan; è compito di Eaton seguire, oltre al resto, il ritorno di Mariette all'armamento originale. I disegni di Nat Herreshoff, fortunosamente sopravissuti, sono conservati presso il Massachusetts Institute of Technology; sulla base di questi l'alberatura è interamente rifatta da Harry Spencer, isola di Wight, con l'utilizzo di douglas per alberi bassi e bompresso e spruce per picchi, alberetti e tutto quanto lavora in alto. Ratsey e Lapthorn provvedono al guardaroba velico: randa di maestra, di trinchetto, le due controrande , fisherman, MTS, fiocco, trinchetta, uccellina, tutto viene lavorato manualmente in Dacron color avorio per creare i 750 mq di superficie propulsiva. Gli interni di Mariette si sono sempre conservati abbastanza bene e quindi il restauro si è limitato a riadattare filologicamente quanto era stato variato nel corso degli anni; è Charlie Wroe, l'attuale comandante, a farmi visitare questo meraviglioso salone a tutto baglio, dove i pannelli in noce incorniciano i divani in pelle capitonné nella zona lettura, attorno alla sala da pranzo e al caminetto; la morbida curva della scala di discesa in mogano si raccorda al couloir che conduce alla cabina di navigazione, alle due cabine gemelle per gli ospiti e alla suite armatoriale; qui la tonalità dominante è chiara, a differenza del resto della barca; i pannelli bianchi illuminano i due letti a murata, i mobili in mogano, gli arredi d'epoca, il bagno privato con la vasca incastonata nel legno; adiacente ma separato, lo studio armatoriale. A proravia del quadrato troviamo una funzionale cucina e poi in sequenza le cabine di comandante, ufficiali ed equipaggio. Quanto alla conduzione e alla logistica dello schooner in regata, perchè Mariette è in definitiva armata per correre, è ancora Charlie Wroe a spiegarci che le prestazioni dipendono sicuramente dal timoniere, normalmente Mr. Perkins, e dallo skipper, ma è anche importante la sincronia dei trenta uomini d'equipaggio nelle complicate manovre di virata e strambata; certamente una semplificazione è data dal mantenere a riva durante le virate la controranda di trinchetto, (fore topsail) e ovviamente la controranda di maestra ( jackyard topsail) anche se questo richiede due uomini sugli alberi per passare sottovento il punto di mura; il fisherman(sostituito dal MTS con vento più fresco), cioè la vela volante tra i due alberi, viene virata invece ammainandola ogni volta e issandola sulle altre mura Le due controrande si ammainano quando il vento reale sale oltre 25 nodi, anche se il limite preciso dipende dal moto ondoso: dove il vento è teso e il mare piatto, ad esempio all'Argentario o in Sardegna, Mariette offre un vero spettacolo di potenza: tutte le vele a riva, l'equipaggio fuoribordo sopravvento, 15 nodi di velocità: l'apoteosi della vela! Quando il tempo si fa veramente duro scendono anche la randa di maestra, l'uccellina, il fiocco (main sail, jib top, jib) e si naviga sicuri ed asciutti con randa di trinchetto e trinchetta ( fore sail e staysail): così la goletta risale le furiose maestralate nel Golfo del Leone; le rande da crociera ( Mariette ha un corredo di 38 vele tra diporto e regata)sono comunque terzarolabili per maggior tranquillità di navigazione. Al suo ingresso sul circuito di regate classiche, Mariette ha trovato degni avversari ad attenderla: Puritan, Altair, Aello, il ketch Thendara, The Lady Anne, Tuiga ed è iniziata una felice stagione di regate che prosegue tuttora e vede sempre lo splendido schooner blu nelle posizioni alte del podio.


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