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SIMULAZIONE AL COMPUTER DELLE ANDATURE PORTANTI E DI BOLINAIl flusso che tipicamente si instaura attorno ad una vela è rappresentato in modo schematico in figura 1. A causa della complessità del flusso, e per vele aventi valori sufficientemente elevati dell'allungamento (rapporto tra l'altezza e la larghezza media della vela), in passato si era soliti trattare il complesso problema aerodinamico tridimensionale scindendolo in due problemi bidimensionali separati: quello dello studio del campo di moto su un piano normale all'albero, e quello dello studio del flusso nella scia, su un piano normale alla direzione del vento apparente.
Il piano normale all'albero è quello nel quale la presenza della vela, e la sua interazione con la corrente, genera una vorticità che consente di deflettere la corrente stessa e che è all'origine della generazione della portanza e quindi della forza propulsiva, o spinta. Le Figure 2 e 3 mostrano in modo schematico e qualitativo il diagramma delle forze sul piano normale all'albero, per i casi con andatura di bolina e di lasco rispettivamente. L'interazione del vento con le vele produce una forza risultante che può essere scomposta in due componenti tra loro perpendicolari: la resistenza, che agisce nella direzione del vento apparente, e la portanza. Poiché la direzione del vento è diversa dalla direzione del moto della barca, è talvolta più conveniente scomporre la forza risultante in una forza agente nella direzione del moto, la spinta, e in una forza ad essa perpendicolare, la forza laterale o sbandante. Tornando alla Figura 1, sul piano perpendicolare al vento apparente, a valle della vela, si nota la formazione di due grandi vortici contro rotanti che si originano alle estremità della vela. I due vortici, del tutto analoghi a quelli presenti alle estremità delle ali degli aerei, nascono a causa del richiamo di aria dal lato in pressione a quello in depressione, nella vicinanza delle estremità della superficie portante, sia essa una vela o un'ala di aereo. La loro presenza genera un nuovo termine di resistenza, chiamata resistenza indotta, che si somma alla resistenza viscosa (attrito) che si sviluppa lungo tutta la superficie. Oltre alla resistenza viscosa e alla resistenza indotta, un'altra forma di resistenza aerodinamica è presente nell'aerodinamica delle vele, molto più che nell'aerodinamica delle ali, e che può anche diventare il termine di resistenza aerodinamica preponderante. Si tratta della così detta resistenza di forma (chiamata in letteratura form o profile drag, o ancora pressure drag) che si origina quando l'angolo di incidenza del flusso è molto grande e lo strato limite si separa dalla superficie, che risulta così interessata parzialmente o anche totalmente da condizioni di stallo. A parità di sezione esposta al flusso o di lunghezza caratteristica del corpo, più il corpo è tozzo e meno affusolato, più la resistenza globale è grande e risulta dominata dal termine della resistenza di forma: i corpi tozzi, a differenza dei corpi affusolati, interagiscono con la corrente generando sempre ampie zone di flusso morto e di ricircolo della corrente. Questi casi non sono chiaramente di interesse nel campo aeronautico nel quale le condizioni di stallo devono essere evitate. Essi sono tuttavia la norma nell'aerodinamica delle vele nelle andature portanti, nelle quali le vele (randa e gennaker, o randa e spinnaker) svolgono più la funzione di un paracadute che di una superficie portante. La resistenza di forma può avere una grande importanza però anche nelle andature di bolina, come si vedrà in seguito, in quanto possono frequentemente determinarsi larghe zone di flusso separato sia sul fiocco che sulla parte alta della randa. Le considerazioni che possono essere fatte riguardo ad un eccesso di resistenza di forma, sono molto diverse a seconda che si sia interessati ad andature portanti o di bolina. Come si può ben vedere dalla Figure 2 e 3 la resistenza contribuisce alla generazione della propulsione nel caso dell'andatura portante, mentre nel caso delle andature di bolina costituisce un freno. Nel primo caso una buona combinazione di portanza e resistenza contribuisce ad aumentare la spinta, rendendo piccola o trascurabile la forza sbandante. Ne consegue che la coppia di vele deve avere un comportamento misto: come si diceva prima un pò paracadute e un pò ala che genera portanza. Nei casi di bolina invece, dove è evidente la presenza di una importante forza sbandante, la resistenza aerodinamica deve essere resa minima (solo resistenza d'attrito e indotta) e la progettazione aerodinamica deve dunque essere orientata ad evitare l'occorrenza di situazioni di stallo, anche solo parziale, onde evitare l'insorgenza della deleteria, in questo caso, resistenza di forma. Infine, il fatto che la componente quantitativamente dominante nella resistenza aerodinamica possa essere rappresentata da quella di forma ha una implicazione fondamentale per quel che riguarda la simulazione. Sebbene infatti tutti i tipi di resistenza aerodinamica traggano origine dalla viscosità, nel caso di resistenza di forma l'entità della forza resistente non dipende più dalla viscosità ma solo dalla configurazione geometrica della superficie portante (da cui il nome di resistenza di forma o di profilo). In presenza di situazioni di stallo con un'ampia zona di flusso morto a bassissima velocità i termini di attrito diventano trascurabili e quel che conta, al fine di quantificare l'entità della resistenza di forma, è sostanzialmente una accurata rappresentazione del campo di pressione nell'intorno della vela. Più precisamente, quel che importa è che la simulazione sia capace di catturare in maniera sostanzialmente corretta l'ampiezza della zona di flusso morto ricircolante. La conseguenza di questo ragionamento, se si dimostrasse corretto, è che potrebbe risultare possibile e preferibile tralasciare, nella risoluzione delle equazioni che governano la meccanica dei fluidi, i termini corrispondenti agli sforzi viscosi. La così detta approssimazione non viscosa permetterebbe un grande risparmio nelle dimensioni della griglia di calcolo e nei corrispondenti tempi di calcolo. Se infatti non c'è la necessità di calcolare accuratamente lo sforzo d'attrito su tutta la superficie velica (su entrambi i lati delle due vele) la griglia di calcolo può essere molto più rada e, particolare molto importante, di migliore qualità. Nel seguito vengono discussi più in dettaglio un caso di andatura di bolina ed uno di andatura di lasco confrontando i risultati delle simulazioni con e senza il calcolo dei termini viscosi. Andature di bolinaSi prende in esame un catamarano della classe Olimpica Tornado in un'andatura di bolina alla velocità di circa 12 nodi con un vento reale di circa 12 nodi orientato a 45 gradi rispetto alla direzione del moto. Il vento apparente che risulta è di circa 22 nodi orientato a 23 gradi. La Figura 4 mostra la struttura del flusso d'aria attorno alla randa: si possono notare la sezione dell'albero (la piccola ellisse bianca) e della vela (linea nera grossa). La direzione del vento apparente è riconoscibile dalle linee di flusso. Nella figura è visualizzato un piano ortogonale all'albero ad un'altezza (circa 7 metri) superiore alla testa del fiocco, che pertanto non risulta visibile nella figura. Il profilo della vela si comporta come un profilo alare ad elevata incidenza in condizioni di stallo: le linee della corrente non riescono a seguire il contorno della superficie velica e girano intorno ad un grande vortice di flusso morto, a bassa velocità. Queste condizioni diminuiscono la componente della forza portante ed aumentano la componente della forza resistente. La Figura 5 mostra la struttura del flusso sempre su un piano ortogonale all'albero, ma ad un'altezza più bassa (circa 3 metri). La presenza del fiocco è utile per indirizzare correttamente la corrente sulla randa che si comporta come un profilo alare che sviluppa portanza (non si verifica il distacco e il ricircolo della corrente). Il fiocco si trova invece in condizioni di stallo. La prestazione globale della vela viene generalmente data valutando le forze aerodinamiche di portanza e di resistenza esercitate sulla randa per diversi valori dell'angolo del vento apparente, espresse in forma non- dimensionale (cioè divise per una forza di riferimento costante) ed indicati con i termini usuali Cl e Cd (dall'inglese lift and drag coefficients) mostrati rispettivamente nelle Figure 6 e 7. I coefficienti di portanza risultano molto vicini tra loro, mentre la resistenza valutata con inclusione dei termini viscosi risulta mediamente tra un 5 e un 10% superiore a quella valutata senza i termini viscosi. L'uso di diversi modelli viscosi ha fornito valori dei coefficienti di forza sostanzialmente simili. La maggior parte della superficie della randa, tutta la parte più bassa, non presenta condizioni di stallo e di vortici staccati e pertanto sviluppa portanza; in questa parte la resistenza è certamente una resistenza d'attrito che non può essere correttamente valutata dalla simulazione non viscosa. La parte superiore della superficie della randa è invece interessata da distacco della corrente e stallo, e la resistenza aerodinamica è sostanzialmente valutabile dalla sola distribuzione di pressione, senza la necessità di valutare accuratamente gli sforzi viscosi superficiali. Inoltre errori numerici possono aggiungersi agli errori relativi alla approssimazioni fisiche utilizzate. È quindi difficile dire quale dei modelli utilizzati fornisca il risultato più corretto, e la variabilità dei risultati può essere utilizzata come una valutazione dell'errore o dell'incertezza ingegneristica.Andature portantiPer l'andatura portante si prende in esame un Volvo Ocean 60 con un vento apparente a 140 gradi. La barca è equipaggiata con randa e gennaker. La Figura 8 mostra la struttura del campo di moto attorno alle vele della Volvo Ocean 60 prodotta dalla simulazione non viscosa: la direzione del vento apparente è riconoscibile dalle linee di corrente (a meno di alcuni gradi di upwash). La randa è in chiare condizioni di stallo. Per quel che riguarda il gennaker, l'allontanamento delle linee di corrente dalla superficie velica nella parte posteriore è un chiaro segnale dell'indebolimento dello strato limite e del sostanziale rallentamento del flusso, che indica la possibilità di un distacco della vena fluida e della presenza di una zona di ricircolo. La Figura 9 mostra i risultati prodotti dalla simulazione viscosa. Anche se le zone di ricircolo sono meglio definite ed evidenziate, grazie alla completa risoluzione nel calcolo dello strato limite e degli sforzi viscosi sulla superficie, la struttura del campo di moto rimane globalmente e qualitativamente simile a quella prodotta dalla simulazione non viscosa. La Figura 10 mostra la mappa a colori del valore assoluto della velocità della corrente: in alto i risultati della simulazione non viscosa, in basso quelli della simulazione viscosa. I due risultati sono qualitativamente in accordo. L'accelerazione sulla parte anteriore del gennaker (e la conseguente depressione) ha simile entità nei due casi. Le zone blu rappresentano situazioni di flusso morto e stallo e sono qualitativamente simili nei due casi. Per avere un riscontro quantitativo è necessario confrontare le forze aerodinamiche che globalmente la coppia di vele esercita. In questo caso sono disponibili misure sperimentali della forze ottenute con un modello in scala nella galleria del vento dell'Università di Auckland in Nuova Zelanda. La Figura 11 mostra il coefficiente di spinta sviluppato dalla Volvo Ocean 60 al variare dell'angolo del vento apparente. I risultati delle simulazioni viscose e non viscose e i risultati delle misure sperimentali sono in eccellente accordo. La massima spinta si ottiene per un angolo intorno ai 120 gradi. La Figura 12 mostra il coefficiente di forza laterale. I risultati delle simulazioni viscose e non viscose e i risultati delle misure sperimentali sono anche in questo caso in eccellente accordo. La forza laterale si annulla in corrispondenza della massima spinta (circa 120 gradi). Come descritto nella Figura 3, nelle andature portanti portanza e resistenza possono contribuire in eguale modo alla generazione della spinta, con una forza laterale prossima allo zero. Rispetto alle andature di bolina, la simulazione delle andature portanti è più facile in quanto la struttura del campo di moto è accuratamente descritta dal solo campo di pressione e non dipende dalla viscosità e dalla risoluzione degli sforzi viscosi sulle superfici veliche.ConclusioniL'applicazione della CFD a questa particolare classe di problemi ha permesso di ottenere eccellenti risultati tanto da un punto di vista qualitativo, quanto quantitativo, come evidenziato in particolare nel caso dell'andatura portante, per la quale erano disponibili risultanze sperimentali di confronto. Tali buone doti di accuratezza predittiva candidano la CFD a divenire sempre più un utile strumento di progetto, affiancando, se non addirittura sostituendo, la pratica sperimentale. L'esame della particolare struttura del flusso che si instaura introno al sistema vele, tanto nelle andature portanti, quanto in quelle resistenti, ha indotto gli autori a formulare l'ipotesi che il contributo del termine viscoso abbia un peso trascurabile nella corretta valutazione della resistenza totale. Tale ipotesi si è rivelata esatta e ha permesso di ottenere eccellenti risultati con un ridotto impiego di risorse computazionali, concorrendo a rendere ancora più appetibile l'utilizzo della CFD come strumento di progetto. |
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