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SUPERYACHT #539 Marzo 2007
Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici,
ultime notizie e novità dal mercato

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Articolo di Franca Urbani
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PINO SIGNORETTO L'ARTISTA DEL VETRO
Da tempo desideravo incontrare Pino Signoretto, il maestro vetraio
di cui tutti dicono:-Signoretto? Ma lui è un artista!- Alla
fine un'amica mi dà il suo numero di telefono e in una
pomeriggio nebbioso prendo il vaporino per Murano, fermata
Colonna, poi svolto a sinistra in fondamenta Serenella e fatti
pochi passi varco il cancello della fornace. Trovo Pino là
vicino a quel fuoco da cui non riesce mai a staccarsi quasi non
volesse recidere il cordone ombelicale che lo lega al luogo che
lui stesso ha attrezzato con amorevole cura al fine di realizzare
le sue incredibili sculture. Qui non parliamo infatti di oggetti
decorativi, seppure di alto livello, ma del lavoro di un vero,
grande, potente artista che è capace di insufflare nel
vetro, insieme all'aria, tutta la sua abilità di scultore.
Pino Signoretto veramente non sembra avere limiti nella
capacità di ritrarre e interpretare qualunque soggetto nel
suo materiale preferito: il vetro. Alle 16 smette di lavorare e
possiamo cominciare a parlare.
Maestro dov'è nato?
A Favaro Veneto, mio padre era di Alessandria e faceva l'
imbianchino, mia madre era calabrese. I miei genitori hanno avuto
sette figli e siccome a quei tempi l'unica attività che
rendeva bene era il vetro, si sono trasferiti a Murano dove
c'erano molte fornaci, e così io con alcuni miei fratelli
siamo entrati a bottega. Fare vetro all'inizio è stato solo
un lavoro come un altro, presto però me ne sono innamorato
profondamente. Mi sono anche innamorato di una signora di Burano,
l'ho sposata e ho avuto 4 figli di cui 3 lavorano nell'azienda.
Adesso ho anche quattro nipoti e uno di loro, a soli 15 anni,
è molto portato nel disegno il che mi fa ben sperare per il
suo futuro di maestro vetraio. Infatti il disegno e l'arte
vetraria sono molto legati.
Tutti dicono che lei è un grande artista con un
carattere piuttosto difficile. Mi racconta della sua vita e del
percorso che ha compiuto nella continua ricerca nel campo della
scultura in vetro?
Il mondo dei maestri vetrai e delle fornaci di Murano è un
mondo chiuso e difficile da sempre. Io ho avuto la fortuna di
andare a bottega e di essere assistente di tre grandi maestri: di
Alfredo Barbin, che ha ora 93 anni; di Ermanno Nason, bravissimo
anche come pittore, e di Livio Seguso tuttora viventi.
Qual é secondo lei il rapporto che intercorre tra il
mare e l'arte del vetro?
Il legame esiste. Intanto lavoro qui a Murano, patria del vetro, e
sono quindi circondato dall'acqua della Laguna. Inoltre il vetro
stesso ha a che fare col mare, infatti per compiere questa
alchimia servono quattro elementi: sabbia, acqua, aria e fuoco, a
cui ne aggiungerei un quinto che è l'energia fisica che
l'artista deve usare per modellare il vetro. E' una magia che gli
uomini perpetuano dagli albori della civiltà, quasi un rito
da sciamano che accomuna il maestro vetraio ad una vestale, nel
senso che egli da sempre teme di lasciare la sua fornace, il cui
fuoco vuole mantenere sempre vivo
Come definirebbe il suo stile?
Ho fatto un mix di tutto quello che ho appreso dai miei maestri e
col tempo sono arrivato alla mia personale tecnica di
interpretazione del vetro. Ho lavorato per i più grandi
artisti, da Dalì a Pomodoro, da Brindisi a Minguzzi e a
Manzù. Solo per citarne qualcuno.
Come avviene la collaborazione tra gli artisti e il maestro
vetraio, il solo che conosce veramente questa materia
meravigliosa?
Praticamente devo essere un interprete per ben due volte: la prima
devo capire il personaggio e l'idea che ha rappresentato sul
disegno, la seconda devo convincerlo del risultato finale a cui si
può arrivare realizzando l'opera in vetro.
Com'erano i suoi maestri?
Il maestro vetraio è un personaggio strettamente legato a
Murano, che dopo aver passato tutta la trafila a bottega viene
riconosciuto maestro non da un'istituzione ma dal consenso corale
degli abitanti dell'isola. E' la bravura che decreta il successo
di un maestro e la fama nasce dall' ammirare direttamente e
semplicemente la sua opera. Non esiste diploma per diventare
maestro vetraio. Io per esempio ho percorso tutte le fasi:
garzonetto, garzone, serventino, servente (quest'ultimo ruolo ti
permette di lavorare a metà col maestro), e infine maestro.
A volte era il maestro che stava per andare in pensione, altre
volte il proprietario stesso della fornace, a indicare, tra i
giovani più dotati, il nome di chi doveva diventare il
nuovo maestro. Naturalmente, come può immaginare, nascevano
sempre delle grandi gelosie.
Com'è la situazione dei maestri oggi?
Devo dire che c'è un buco, un vuoto nei maestri di oggi
rispetto almeno ai grandi del passato. Non so se ciò sia
dovuto alla mancanza di una scuola o alla mancanza di passione.
Sta di fatto che io ho fatto solo la IV elementare e poi
solo"l'università della strada", ma ho imparato. Purtroppo
invece mancano i giovani e le fornaci chiudono. Può anche
darsi che ultimamente i maestri non abbiano saputo offrire delle
prospettive alle nuove generazioni.
Quando ha cominciato a produrre i primi pezzi da solo?
Ho cominciato a lavorare da Alfredo Barbini a 12 anni apprendendo
il mestiere. Poi sono passato alla CIVAM una fornace che ora non
c'è più, dove il padrone mi mise ad una produzione
molto veloce: dovevo fare 6-7 pezzi all'ora. Facevo gabbiani,
uccelli, cani, ma anche candelieri, clown e figure veneziane. Ho
avuto la possibilità di esprimermi anche senza essere
considerato un maestro, e ho scoperto di possedere una mano
estremamente veloce. Quando il primo datore, Romano Mazzega
è andato in pensione, mi ha chiamato e mi ha sottoposto ad
un test: io e mio fratello Gianni dovevamo fare un bufalo. Il
giudice era Derai, grande disegnatore e decoratore di vetri.
Come andò?
La prova avvenne di Domenica per non destare le gelosie degli
altri aspiranti, io ero nervoso perché mi stavo giocando
un'opportunità unica, sia come prestigio che come paga,
inoltre mi pareva che il bufalo non venisse come volevo io,
sudavo, disperavo, invece alla fine, con mia sorpresa, venni
scelto lo stesso e diventai maestro. Non se ne sono pentiti.
Quando ha cominciato le sue opere più importanti?
Un giorno stavo facendo un trofeo di boxe con due teste e due
guantoni, ma il lavoro non veniva bene perché le forme
erano problematiche da tenere assieme. Improvvisamente mentre ero
sul vaporetto ho pensato che allungando tutta la figura sarebbe
venuta fuori l'immagine di due persone abbracciate. Ricordo che
appuntai l'idea sul biglietto del vaporino e tornato in fornace
scoprii che avevo visto giusto: così nacquero gli amanti
un'opera diventata famosa e imitata da tutti.
Altre invenzioni? Nuove forme?
Quando divenni socio del maestro Angelo Seguso, che apparteneva ad
una famosa dinastia di maestri vetrai, trovai per caso dei
bellissimi vecchi disegni di vetri. Tra gli altri realizzai un
gnomo dei boschi di circa 100 cm di altezza che era veramente
stupendo e talmente realistico da sembrare vero. Fu esposto in una
galleria al ponte lungo a Murano e ricordo che c'era la coda per
vederlo, soprattutto all'ora di pranzo quando i maestri vetrai
passavano di lì diretti a casa. Poi feci degli Ibis di 130
cm di altezza. Eravamo ormai nei mitici anni '60 e a Venezia
furoreggiava La Fontanina, una galleria del vetro di Sandro Zoppis
e Gianni Livio. in campo S Moisé. Era piena di miei pezzi e
in particolare si notavano le mie fontane che erano assolutamente
fantasmagoriche. Erano realizzate in vetro con decorazioni a
motivi animali e vegetali, e, oltre a una luce avevano un disco
spinto dall'acqua che così si trasformava in una pioggia
colorata e bellissima! Che periodo fortunato! Mentre lavoravo da
Seguso tutti cominciarono a chiedermi sculture sempre più
grandi. Siamo così arrivati alla scultura di un cavallo
gigantesco di tre metri per quattro. Si tratta di ben 1500 Kg di
vetro soffiato.
E'andato a lavorare anche all'estero?
Solo quando potevo lasciare la fornace, soprattutto nel mese
d'Agosto. Ogni estate vado in America a fare uno stage presso la
Pilckuch Glass School a Seattle. Inoltre sono stato in Giappone ad
Aomori per fare delle dimostrazioni in un teatro davanti a
moltissime persone. Sono ritornato poi varie volte in Giappone e
sono stato anche ospite della famiglia imperiale che ha comperato
alcuni miei.pezzi Ho lavorato il vetro alla loro presenza.
Ha portato qualche dono a corte?
Si parmigiano e grappa. Hanno gradito.
Ultimamente?
Con Cenedese abbiamo fatto una grande opera, "Le ali di Venezia",
con un'apertura di 15 metri. Le due ali sono formate da "piume"
che hanno una lunghezza tra i 70 cm e i 4 m. Sono state installate
alla punta della Salute.
L'è capitato di fare oggetti per yacht?
Certamente. Tra le altre ricordo che mi hanno ordinato delle
figure gondoliane per uno yacht a vela. Si trattava di una dama e
un cavaliere alti un metro realizzati con le filigrane ( bacchette
di vetro lavorate). Il problema è stato studiare l'appoggio
della statua. E' stato realizzato un ancoraggio formato da un
perno che inserito in una scansia del piano d'appoggio del mobile,
dove l'opera. doveva essere sistemata, riusciva a tenerla ferma
ammortizzando le oscillazioni. Ho fatto anche molte riproduzioni
in vetro di barche, tra cui quella del Moro di Venezia.
Altri oggetti di origine marinara e no?
Infiniti. Una bussola, nella quale avevo rappresentato anche la
bolla d'aria, che sembrava vera. Poi molte àncore.
Moltissimi acquari. Animali marini di ogni specie, come polipi,
seppie, meduse. Ho realizzato dei famosi lampadari a forma di
medusa ( su disegno di Maria Grazia Rosin) che sono stati premiati
in America, a Chicago, come miglior lampadario dell'anno. Inoltre
ho fatto molti trofei, tra i quali quello per il premio
dell'Offshore Endurance, Venezia Montecarlo-Montecarlo Porto Cervo
Montecarlo. Pensi che ho fatto persino le scarpe in vetro per
Diadora. Per me qualunque cosa può essere tramutata in vetro.
Progetti per il futuro?
Una gondola con il ferro di prua, e i remi in vetro che navighi
sul Canal Grande. Per chi non lo sa il ferro di prua rappresenta i
sestieri di Venezia.
Lascio la fornace pensando che è un luogo che sprigiona
letteralmente un' energia primordiale, dove non si può
pensare di non tornare. Un'energia che di nuovo mi fa pensare al mare.
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