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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
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La notazione "Green Star" nel diporto ovvero la certificazione di yacht a basso impatto ambientaleGli ecosistemi naturali si stanno degradando ad un ritmo impressionate, senza precedenti nella storia della specie umana. E' quanto riporta con grande chiarezza il "Living Planet Report 2006", l'ultimo rapporto del WWF. "Fare dei cambiamenti che migliorino i nostri standard di vita e riducano il nostro impatto sulla natura non sarà facile" ha detto il direttore generale di WWF International, James Leape, "ma se non agiamo subito le conseguenze sono certe e terribili".
Il senso della notazione volontaria "Green Star"Il RINA, il Registro Italiano Navale, sulla base dell'esperienza acquisita nel settore mercantile ed in particolare nel settore delle navi da crociera (tra le quali vogliamo ricordare alcune navi di Costa Crociere e la flotta dei traghetti Grimaldi), ha raccolto la sfida di questi anni proponendosi come primo Ente di Classifica al mondo a proporre, specificatamente per delle unità da diporto di lunghezza superiore ai 35 metri, uno standard che sia garanzia dei più alti livelli in materia di protezione ambientale, con norme che vanno oltre quanto previsto dalle normative internazionali. Lo standard "Green Star" è quindi una notazione che va ad arricchire il certificato di classe di una nave da diporto, garantendo l'adozione di soluzioni tecniche finalizzate alla prevenzione dell'inquinamento del mare e dell'aria, con soluzioni che riguardano sia aspetti impiantistici, sia procedure di tipo operativo. Infatti una buona protezione ambientale è frutto in egual misura della tecnologia e del nostro comportamento! Alcuni armatori e cantieri si sono già avvicinati a queste norme e si sono proposti per realizzare i primi yacht "Eco-compatibili": tra questi Viareggio Superyacht è stato il primo che ha raccolto la sfida. La costruzione della prima nave da diporto al mondo progettata con criteri di sostenibilità ambientale è iniziata nel 2005: si tratta dello splendido megayacht in acciaio ed alluminio da 62 metri "Stella Maris", disegnato dall'architetto Espen Oino, il cui varo è previsto entro novembre di quest'anno, a cui seguirà a breve quello della nave gemella già in costruzione.Le regole contenute nello standard "Green Star" derivano fondamentalmente dalle norme contenute negli accordi della MARPOL, norme e prescrizioni concepite per navi commerciali con un utilizzo ed esigenze decisamente diverse rispetto ad una nave da diporto. Proprio per questo motivo, ci spiega l'Ing. Bennewitz amministratore delegato di VSY, è stato necessario un lungo lavoro di calibrazione e messa a punto dei criteri previsti dalla normativa MARPOL sulle specifiche esigenze e caratteristiche di una unità da diporto. Il lavoro che ha tradotto questi criteri nelle norme della notazione "Green Star" è stato effettuato dal RINA in stretta collaborazione con i cantieri. In particolare VSY, essendo stato il primo cantiere ad iniziare la progettazione e poi la costruzione di uno yacht con criteri di ecocompatibilità, ha collaborato attivamente e proficuamente con il RINA proprio alla traduzione di questi criteri di ecocompatibilità in regole pratiche: regole rigorose ma applicabili. Ma cosa significa in concreto applicare le norme previste dalla notazione "Green Star" su una nave da diporto? Il team tecnico di VSY, nell'applicare queste norme ad uno yacht come lo "Stella Maris", si è prodigato proprio per trovare risposte a nuovi problemi e nuove esigenze. L'elenco è lungo. Ma prima ancora delle singole problematiche affrontate e delle soluzioni trovate è stato necessario, ci spiega Alex Jacopozzi dello staff di VSY, tener conto fin dalla fase di progetto di quei criteri di basso impatto ambientale previsti dalle norme. Tali esigenze devono essere infatti integrate con le altre normative che vengono seguite nella costruzione di yacht importanti come questo. Si tratta in definitiva di attuare una progettazione integrata su normative ambientali, della sicurezza e della qualità, senza però dimenticare le esigenze ed i gusti dell'armatore! Tornando alla applicazione dei criteri "Green Star" alla costruzione della "Stella Maris", per garantire il rispetto di alcune prescrizioni sono solo (si fa per dire!) stati individuati e scelti sul mercato prodotti e/o soluzioni che garantissero il rispetto degli standard "Green Star", come ad esempio: i motori di propulsione ed i gruppi elettrogeni hanno emissioni ridotte, mentre gli scarichi gas hanno un sistema che non mischia acqua di mare di raffreddamento con i gas degli stessi, riducendo la contaminazione delle acque. Inoltre tutti i motori termici sono provvisti di sistema di filtraggio e ricircolo nella combustione dei vapori olio. Nel rispetto delle attuali e più avanzate normative antinquinamento sono state utilizzate vernici antivegetative e gas refrigeranti eco-compatibili. Anche gli anodi sacrificali per la protezione dello scafo dalle correnti galvaniche è stata effettuata con particolare attenzione agli effetti sull'ambiente, utilizzando anodi sacrificali in lega di zinco in modestissima quantità. Per evitare il più possibile l'eventuale contaminazione di aria e/o acqua, l'impianto antincendio è del tipo a nebbia senza utilizzo di gas o miscele di vario tipo, mentre i sistemi di refrigerazione utilizzano circuiti di raffreddamento a circuito chiuso con scambio termico attraverso le lamiere dello scafo. Per il rispetto di altre prescrizioni sono invece state studiate e sviluppate delle soluzioni ad hoc come ad esempio:
Molto importante nel progettare una nave con criteri di basso impatto ambientale è poi limitare il pericolo di possibili fuoriuscite di combustibile, di olio, di acque oleose di sentina. Ad esempio le prescrizioni "Green Star" prevedono che le casse di contenimento di tali liquidi debbano avere un volume ridotto in funzione delle dimensioni della nave e non devono essere posizionate nelle zone di scafo potenzialmente più esposte ad urti e falle. Nella figura 1 si vede poi come tali casse debbano avere una distanza D non inferiore a 0.7 m dal piano di galleggiamento a pieno carico, cioè la zona di scafo sulla quale sono più probabili urti con oggetti galleggianti e conseguenti fuoriuscite di inquinanti. Riguardo il trattamento delle acque oleose di sentina queste hanno una cassa specifica di raccolta in cui avvengono le operazioni di separazione e depurazione: le morchie vengono raccolte in una specifica cassa predisposta per lo scarico a terra, mentre l'acqua depurata con contenuto oleoso inferiore ai 5 ppm (valore inferiore rispetto ai 15 ppm previsti dalle norme IMO) viene scaricata fuori bordo. Inoltre una apposita cassa è dedicata alla raccolta di oli lubrificanti esausti dei motori e dei generatori, oli che vengono sbarcati a terra nei porti di arrivo per essere poi riutilizzati. Infine anche i rifiuti solidi organici ed inorganici sono trattati con particolare attenzione: innanzitutto è prevista la raccolta differenziata direttamente a bordo, procedura "obbligatoria" affinché lo yacht sia realmente a basso impatto ambientale. A tal fine sono stati presi tutti quegli accorgimenti per favorire e rendere agevole tale modalità, ed in particolare:
A questi motivi si aggiungono poi motivi legati alle regole sempre più stringenti presenti già oggi in alcune realtà nazionali ed internazionali. Ad esempio già oggi, per accedere ad alcune aree marine di grande pregio come le riserve naturali dell'Alaska o dello Yutacan, è richiesto il rispetto di alcune delle prescrizioni contenute negli accordi MARPOL, prescrizioni facenti parte della certificazione "Green Star". Anche in Italia ci si sta poi orientando su norme che discriminino gli scafi in funzione del loro impatto ambientale, norme che premiano le barche che inquinano di meno. Ecco allora che essere a bordo di uno yacht "pulito" non serve solo a farci sentire meglio con la coscienza, ma conviene! Ho libero accesso in zone dove altri, su barche "inquinanti", non possono più andare. Una attenzione sempre maggiore ai problemi legati all'inquinamento del pianeta è oggi una necessità se vogliamo che il nostro pianeta abbia un futuro accettabile! Cosi come è ormai un obbligo ed una necessità anche nel mondo del diporto e del lusso iniziare non solo a parlare ma ad affrontare i temi dell'impatto ambientale di uno yacht, dello stile di vita a bordo. Ed è bello sperare che questi yacht meravigliosi siano ambiti ed imitati non solo per il lusso e la bellezza, il design e l'alta tecnologia presente a bordo, ma anche per quanto riguarda nuove soluzioni costruttive e gestionali che rispettano l'ambiente. Ed i budget necessari per costruire e gestire navi del genere permettono di investire nella ricerca di soluzioni come quelle adottate da VSY a bordo dello "Stella Maris", soluzioni che magari fanno "tendenza" e diventano un "must" da imitare. Ed allora, perché no, sarà possibile vedere yacht, anche piccoli, con a bordo sistemi di depurazione delle acque, oppure con propulsioni ecologiche. E la cosa tecnicamente non è affatto impossibile come può sembrare: se si lancia una moda, si diffonde una cultura, se il mercato lo chiede... allora si farà e presto! E magari questa nuova cultura ci costringerà finalmente a cercare un termine analogo alla bioarchitettura anche nella nautica, una nautica fatta di barche che inquinano sempre meno, barche che guardano all'ambiente a partire dai materiali con cui sono realizzate, che dovranno essere meno inquinanti durante la produzione ed ecologicamente smaltibili e/o riciclabili. Saremo finalmente costretti ad affrontare il problema dell'impatto ambientale della vetroresina, problema oggi importante, domani improcrastinabile per l'ambiente. La notazione addizionale di classe "Green Star" rappresenta un primo approccio a questa nuova cultura, un primo passo in questa direzione. Questi Yachts cominceranno a viaggiare il prossimo anno e ci auguriamo che molti altri possano affiancarli. La notazione "Green Star" del RINALe norme "Green Star" vogliono essere un primo approccio a quelle che dovranno diventare regole obbligatorie per tutti coloro che intendono andar per mare. Esse derivano dalle norme MARPOL concordate nell'ambito "dell'International Convention for the Prevention of Pollution From Ships" dell'IMO convenzione che dal 1973 definisce ed aggiorna costantemente i criteri e le norme da rispettare ai fini della prevenzione dell'inquinamento del mare (MARPOL sta proprio per Marine Pollution). Le stesse norme sono alla base anche della notazione addizionale di classe "Green Star" che il RINA da anni ha messo a punto per le navi commerciali. Le norme "Green Star" derivano dalle prescrizioni dei cosiddetti annessi della MARPOL (in particolare degli annessi I, IV, V, VI), ma in realtà esse vanno oltre, introducendo ulteriori elementi innovativi e migliorativi: ad esempio sono stati introdotti dei limiti alle dimensioni delle casse olio e combustibile per ridurre al minimo le fuoriuscite in caso di perdite.Lo slogan di uno yacht certificato "Green Star" si può riassumere in: "Clean Sea, Clean Air". La notazione "Green Star", infatti, per la prevenzione dell'inquinamento del mare prevede: 1) Un impianto per la gestione degli scarichi di sentina e l'eventuale versamento di combustibile in mare. L'impianto è costituito da un insieme di casse strutturali per il combustibile e lubrificante protette da uno scafo a doppio fasciame, e dalla presenza a bordo di mezzi antinquinamento in caso di versamento in mare di idrocarburi. A seconda delle dimensioni dello yacht, sono previsti un sistema anti- rigurgito con sensori ed allarmi, una cassa di pre-separazione e decantazione delle acque di sentina e procedure di emergenza anti versamento del combustibile in mare. 2) Un moderno e tecnologico impianto di trattamento delle acque nere e grigie, progettato e costruito in accordo a standard internazionali, composto anche di casse di ritenzione delle acque nere trattate e delle acque grigie con capacità di 2-4 giorni. E' prevista anche l'analisi periodica degli effluenti. 3) L'opera viva dello scafo dovrà essere verniciata con pitture antivegetative esenti da TBT (pesticida tossico per la fauna marina). 4) I depositi e doppi fondi per l'acqua di zavorra devono essere gestiti con il fine di evitare la contaminazione delle acque. 5) Per i rifiuti di bordo è prevista la raccolta differenziata, la sistemazione di celle refrigerate per la conservazione e procedure operative per lo smaltimento controllato e riciclaggio Per la prevenzione dell'inquinamento dell'aria è invece richiesto: 1) Non è ammesso l'utilizzo di gas danneggianti la fascia di ozono. A bordo possono essere impiegati solo gas refrigeranti eco- compatibili (non danneggianti la fascia di ozono ed a basso effetto serra) e devono essere adottate misure per la prevenzione delle perdite di gas refrigerante 2) I motori a combustione interna di propulsione devono essere progettati, costruiti e certificati in accordo a standard internazionali che limitano l'emissione di sostanze inquinanti (SOx, NOx). Lo yacht dovrà utilizzare combustibile a basso tenore di zolfo. 3) Per le polveri sottili è richiesta l'analisi periodica dei fumi. Queste in breve le richieste per cominciare a viaggiare in mare in un modo più responsabile. La notazione addizionale di classe "Green Star" viene assegnata dal RINA a navi da diporto di lunghezza superiore ai 35 metri, viene rinnovata con la classe ogni 5 anni, ma verificata ogni anno. Depurazione dell'acqua a bordoA bordo dello "Stella Maris" è stato installato un innovativo ed avanzato dispositivo di trattamento delle acque grigie e nere che ne permette la depurazione con un processo tecnicamente definito come un processo biologico - aerobico - dinamico. L'impianto è stato realizzato dalla T.A.N. s.r.l. - TECNOLOGIA AMBIENTE NAVALE (www.tanship.it), una società specializzata in tecnologie di protezione ambientale a bordo in grado di affrontare in termini integrati ed innovativi i temi relativi alle nuove tecnologie con il trattamento ed il controllo dei rifiuti liquidi, solidi e gassosi. La T.A.N., che ha già realizzato avanzati impianti di trattamento dei rifiuti liquidi a bordo su molte navi civili e militari, ha studiato e messo a punto impianti anche di piccole dimensioni adatti ad unità da diporto ed offre una consulenza specifica e globale per l'acquisizione in fase di costruzione delle Unità Navali della classe "GREEN STAR" ed il successivo mantenimento.L'Ing. Fausto Strozzi, titolare della TAN, ci ha descritto in dettaglio l'impianto di depurazione delle acque grigie e nere installato a bordo dello "Stella Maris", un impianto che con il sistema BIODISK FVN® permette il trattamento fino a 4000 litri al giorno. Il liquido proveniente dalle casse delle acque nere e grigie, casse aventi una particolare geometria che favorisce un primo processo di depurazione (sedimentazione primaria), confluisce in una cassa detta di preossidazione e miscelazione in cui si innesca un primo processo di fermentazione. Da qui il liquido si sposta nell'impianto di trattamento biologico vero e proprio, costituito da un unico blocco poco più grande di un cubo avente il lato di 1 metro dove, per mezzo un semplice processo di ossidazione con crescita biologica supportata, si realizza il trattamento di depurazione biologica che avviene su oltre 30 dischi del diametro di 1 metro rotanti a circa 10 giri/minuto. Sulla superficie di questi dischi per sintesi cellulare nasce, vive e muore la biomassa che si nutre di sostanze inquinanti, biomassa che aumenta di spessore in funzione di quanto inquinante c'è finché, per effetto delle forze centrifughe di rotazione, si stacca. I fanghi biologici risultanti, prodotti in quantità di circa 50 litri/giorno di cui solo il 3-4% è la parte solida, vengono estratti e messi nella cassa delle acque nere dove fungono da attivatori dei processi biologici ed alla fine sono scaricati a terra. Invece l'acqua così trattata subisce altri 3 trattamenti (chiarificazione secondaria, filtraggio per eliminare sospensioni e tensioattivi, sterilizzazione batterica) per arrivare a poter essere tranquillamente riutilizzata. In breve i principali vantaggi del sistema BIODISK FVN® sono:
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